Sogno una Padova governata senza il bilancino

Dalla mobilità alla sicurezza, dall’occupazione allo sport, la visione di una città che non c’è

Dopo la notte degli incubi e dei mostri di Halloween, sarebbe bello per i padovani svegliarsi con una Padova dei piccoli grandi sogni realizzati. Il principale, forse, è di poter circolare in una città più vivibile. Più viabile, se si può dir così. Ogni santo giorno la vita a Padova  procede a passo di lumaca, imbottigliata nel traffico. Magari si desse seguito al grande piano unico della mobilità sostenibile, servendosi del promesso e poi deliberato raddoppio delle piste ciclabili, che non si pretende siano una striscia gialla sull’asfalto, con le macchine libere di parcheggiare, ma almeno un semplice cordolo, che le renderebbe più sicure.

Nonostante le continue rassicurazioni del sindaco, Sergio Giordani, che custodisce con gelosia le deleghe alla sicurezza, i padovani sognano di sentirsi più sicuri. Anche semplicemente avendo una persona che trasmetta e faccia percepire ai cittadini di avere il pieno controllo della situazione.

Sul sociale, si vorrebbe sentire dall’assessore addetta Marta Nalin, sempre molto attenta alle dinamiche dell’occupazione e degli sfratti, una voce forte sul dramma degli anziani, che silenziosamente vivono la loro solitudine. Gli amanti del calcio vorrebbero che l’assessore allo sport Diego Bonavina osasse di più per rifare uno stadio con la S maiuscola, dove non solo la curva, ma tutti i settori siano a poca distanza dal rettangolo di gioco.

Il sogno più grande sarebbe quello di svegliarsi in una Padova i cui amministratori abbiano il polso della situazione e l’idea concreta del futuro di una città che sembra andare avanti per inerzia, con un Palazzo che è lontano dalla realtà quotidiana, sempre a rincorrere per cercare gli equilibri tra le diverse anime della maggioranza di centrosinistra. Basterebbe poco, in realtà. Ma forse è molto. Addirittura troppo.

(ph: shutterstock)