Pfas, commissario a Costa: «Il Veneto è da solo»

Dall’Acqua risponde a quanto dichiarato dal ministro per l’Ambiente a margine della commissione Ecomafie

Non sono piaciute a Nicola Dell’Acqua, commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da pfas delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, le dichiarazioni del ministro per l’Ambiente Sergio Costa, rilasciate dopo la sua audizione in Commissione Ecomafie. Secondo quanto si apprende, il ministro ha detto che il risarcimento che si otterrà dal processo servirà per la bonifica: a bilancio lo Stato ha  previsto 90 milioni di euro ma il conto sale a 120 milioni se si considerano gli investimenti per rifare i tre acquedotti, dopo il passaggio dei filtri con i carboni attivi per depurare l’acqua, 30 milioni saranno pagati dagli utenti con le loro bollette. Inoltre, ha aggiunto che al più presto lo Stato si adeguerà ai limiti fissati dalla Regione Veneto.

«Dovrebbe essere chiaro a tutti che la costruzione di un acquedotto e la bonifica del sito Miteni, sono due questioni che devono andare avanti insieme. Ed entrambe non posso prescindere dagli indispensabili limiti nazionali che ancora non sono realtà, assenza che fa sentire i suoi pesanti riflessi sia a livello legale, sia operativo. In molte regioni d’Italia il tema Pfas non è ancora neppure stato preso in considerazione, nonostante uno studio del CNR del 2013 e i recenti prelievi sul Po indichino la massiccia presenza di queste sostanze in altri territori che non sono il Veneto – puntualizza Dell’Acqua –  Ben vengano, dunque, i fondi trasferiti al Veneto per la sostituzione degli acquedotti, ma non si deve fare confusione. Essi nulla c’entrano con la necessaria bonifica del sito Miteni e col risanamento della falda che, ad oggi, è inquinata anche da Pfas non citati nelle ultime leggi europee e nazionali. Cosa che rende indispensabile indagini a tutto campo (avviate dai tecnici della Regione del Veneto) e limiti nazionali che ancora non sono all’orizzonte, nonostante le reiterate dichiarazioni governative».

«Deve essere assolutamente e irrevocabilmente chiaro che bonificare e pulire una zona, e permettere ancora di inquinarla, sarebbe un’azione da incoscienti. Soltanto il Veneto, infatti, in perfetta solitudine, sta attuando una serie di procedure per essere sicuro che queste nuove e vecchie sostanze vengano trattate e non disperse ancora nell’ambiente – prosegue il commissario – Abbiamo già chiesto di trattare il sito della Miteni alla stregua di altri siti nazionali (Bagnoli, Pioltello e altri) dove le regole e gli inquinanti erano chiari e presenti nelle leggi con limiti precisi. In questo caso allora è ancora più importante, proprio perché dall’Europa e dal governo nazionale faticano a elaborare e imporre limiti che renderebbero più semplici le procedure e non esporrebbero la Regione del Veneto a decine di ricorsi (oltre 40) contro la applicazione di quei “limiti zero” che la Giunta Regionale ha imposto motu proprio».

La conclusione: «È per questo che la Regione ha formalmente richiesto, nelle settimane scorse, che il Governo provveda a nominare un commissario per la bonifica del sito e ha messo a disposizione fin d’ora 3 milioni di euro per accelerare e garantire i tempi di realizzazione delle pratiche di bonifica che, comunque, per legge spettano a chi ha inquinato».