Sorato, fino a quando abuserai della nostra pazienza?

L’ex dg della BpVi doveva finalmente presenziare al processo. Ma ha di nuovo marcato visita. La sua versione è decisiva per verificare quella di Zonin

Gianni Zonin, questo Re Sole in sedicesimo, il viso con espressione fissa tra albagia e sussiego (come a dire “guardatemi bene perché siete dei privilegiati“), ha trovato larga disponibilità sul giornale in cui in passato la pubblicità della Banca Popolare di Vicenza ha avuto certamente un peso riguardo la linea da tenere. In banca chiunque sapeva che era lui a decidere e disporre, da sempre e come sempre.

È evidente che nel percorso di riaccreditamento presso l’opinione pubblica, questo era un passaggio previsto. Ma ci vuole ben altro per far dimenticare ai vicentini che lui ha sempre magnificato la sua gestione e la solidità rampante dell’istituto e che entrambe si sono rivelate inadeguate provocandone la distruzion. Dare la colpa alla Bce, alla crisi degli ultimi anni e alla mancata fusione con Veneto Banca sono scuse risibili che ogni persona dotata di buon senso deve respingere al mittente.

Ora, questa postura di chi non deve chiedere mai, la si può vedere durante le sue apparizioni in tribunale dove ci si scambia sorrisi e deferenza anche da parte di testimoni che non avrebbero nessun motivo per farlo. Evidentemente, la sua persona incute ancora timore. Credo che la sua presenza a quasi tutte le udienze sia come un monito a chi viene interrogato a stare attento a quello che dice. Psicologia d’accatto, ma su alcuni sembra funzionare. Fino a quando durerà ancora questa pochade?

Ma poi c’è l’altro grande imputato, l’ex direttore geneale e consigliere delegato Samuele Sorato, legato a doppio filo a Zonin sulle decisioni che contavano in banca. Non si è più presentato alla convocazione in tribunale, presentando un nuovo certificato medico di malattia e ha pure fatto sapere che comunque non avrebbe risposto alle domande. La Procura si deve essere finalmente spazientita e ha avvertito che, se non si presenterà, lo avrebbe fatto recuperare dai carabinieri. Ricordo come in occasione di chiare accuse di Zonin sulle sue colpe nel tracollo, Sorato ebbe subito a rispondere che aveva le prove che tutto quanto deciso in banca era di provenienza dell’allora presidente.

È evidente l’attesa che si era creata per ascoltare le ragioni dell’ex direttore generale. Se uno non parla e non esibisce prove, rischia di dover rispondere a tutto quello che gli si riverserà addosso. A parte la questione penale, la responsabilità civile conseguente e, non dimentichiamolo, l’onorabilità, questa ostinato negarsi è diventato il grande “buco” del processo. Quali possono essere le motivazioni di tale linea difensiva?

Sorato è malato, ma fino a che punto? È intervenuto qualche cosa o qualcuno per tenerlo alla larga dall’aula? Se, ma a questo punto bisogna dire quando si presenterà davanti ai giudici, dovesse restare immobile nella linea del silenzio, sarà d’obbligo scavare ancor più sui rapporti fra lui e Zonin. Perchè la versione dei fatti di Sorato è decisiva per sottoporre a verifica incrociata quella dell’ex presidente. E dunque è decisiva per l’esito dell’intero maxi-processo.

(Ph. Imagoeconomica)