Vicenza-Padova, è stato proprio un “derbino”

Più che una partita, un evento. Vincono solo Hellas e Arzichiampo. Pareggi per le altre

Il derby Vicenza-Padova di Serie C probabilmente non meriterebbe la copertina. Perché è stata una brutta partita, giocata male da due squadre che non sono proprio sembrate la prima e la seconda del girone. È stato più importante in realtà l’evento rispetto al campo. In una giornata di pioggia battente e di pregnante umidità, 11.500 spettatori, di cui 1.300 padovani, hanno passato la domenica pomeriggio sulle gradinate dello stadio Menti, motivate dai tanti temi dell’appuntamento: lo scontro al vertice, la rivalità delle tifoserie, le suggestioni di un derby che rievoca cent’anni di calcio veneto.

Ha vinto il Padova ma sarebbe meglio chiarire che è il Vicenza che ha perso la prima partita-cardine di questo campionato. I biancorossi non hanno giocato da primi in classifica e non hanno sfruttato “Fort Menti”, che anzi nell’occasione ha perso la imbattibilità stagionale. Il Padova ha fatto quello che ci si aspettava, dimostrando ancora una volta quanto si è visto finora e cioè di essere una squadra solidissima fatta di ottimi gregari, che sa gestire le partite ovviando alle proprie carenze (soprattutto nel reparto attaccanti). Il Vicenza, al contrario, ha grandi individualità ed è completo in ogni reparto ma non è squadra, o almeno non lo è ancora. Come ha dimostrato proprio nel derby, in cui la personalità e il carattere sono mancati. Non è facile giocare contro una squadra come il Padova ma è proprio quando l’avversario è così rognoso che classe e tempra devono fare la differenza.

Non è bastato un Vandeputte a far l’incursore fra le linee per impensierire i biancoscudati, sarebbe servita una gran partita offensiva con un vero e proprio bombardamento della porta avversaria. Ma non è stato così. Le coppie di punte (Marotta-Guerra e poi Saraniti-Arma) mandate in campo da Di Carlo non hanno mai fatto paura alla difesa del Padova, che è comunque la seconda meno battuta dopo quella biancorossa. Le poche palle gol importanti del Vicenza sono state create da difensori e centrocampisti, come succede quasi sempre.

Il Padova, dopo una sola settimana di abdicazione, torna in testa anche se non vale più del Vicenza. Che ora dovrà metabolizzare al più presto una sconfitta che altrimenti potrebbe lasciare scorie. E ci sarà anche da lavorare atleticamente perché nel secondo tempo, soprattutto dopo lo 0-1, i biancorossi non hanno dato l’impressione di essere proprio in formissima. La rivincita immediata con il Padova in Coppa Italia, con tutti i limiti di un match infrasettimanale e non di campionato, è quindi un test ben più importante di quanto possa sembrare.

Risaliamo in Serie A per trovare una delle due venete vittoriose in una giornata un po’ sparagnina. L’Hellas vince per 2-1 il derby lombardo-veneto con il Brescia, revival dell’antagonismo dell’anno scorso nella corsa alla promozione. Il Bentegodi non perde l’occasione di ricordare la sua vocazione razzista ma stavolta la vittima (Balotelli) non è un tipo che incassa senza reagire e dà la massima evidenza alle provocazioni calciando una pallonata sugli spalti. Interessanti le dichiarazioni post gara del presidente gialloblu Setti che, oltre a fare il negazionista (“sentito niente”), assolve i gentleman della sua curva qualificandoli come dei simpatici goliardi. Onore, parlando di campo, alla squadra allenata da Ivan Juric che merita i tre punti anche grazie al primo gol stagionale di un attaccante (il diciannovenne Salcedo).

In Serie B tutte e tre le venete pareggiano. Importante quello del Chievo a La Spezia: la squadra di Michele Marcolini allunga a 10 gare la propria imbattibilità e conferma il terzo posto sia pure in coabitazione. Per la prima volta i clivensi finiscono una partita senza segnare, anche se le statistiche evidenziano nei 90’ ben 20 tiri, 8 dei quali nello specchio.

0-0 anche al Tombolato fra Cittadella e Frosinone ma, in questo caso il risultato in bianco rispecchia un match con poche emozioni e frenato dal campo fradicio e forse anche dai sedimenti dei 90’ giocati il mercoledì precedente. Per la squadra di Roberto Venturato ora sono tre le gare consecutive senza sconfitte e la imbattibilità di Paleari si allunga a 270’. Parallelamente però un dato non positivo è l’unico gol messo a segno. Dov’è finito Diaw?

Solo all’87’ il Venezia riesce a raggiungere sull’1-1 l’Ascoli e a portare via un punto. La sfida tra i due allenatori debuttanti, Alessio Dionisi e Paolo Zanetti (vicentino di Valdagno), passa alla storia per un episodio che definire inconsueto è riduttivo: al 70’ all’Ascoli è assegnato un rigore, va sul dischetto l’attaccante Nikola Ninkovic ma il compagno Alessio Da Cruz lo espropria e trasforma il penalty. Ninkovic dà fuori di matto per l’affronto, chiede il cambio e, visto che non glielo danno, piglia e esce dal campo. Il pareggio neroverde è firmato da Gianmarco Zigoni, 28enne attaccante figlio d’arte (figlio di Gianfranco), detto “il cobra” e al suo debutto stagionale, entrato da appena 4’.

Ancora Serie C. Anche la Virtus Verona chiude a secco la partita interna con la paripunti Piacenza. È il primo pari stagionale in casa ed è anche il primo 0-0 per i ragazzi di Gigi Fresco, che non segnano da due turni. Ma la classifica è sempre bella e un po’ di pausa è fisilogico prendersela.

Chiudiamo con l’Arzichiampo, che, con l’Hellas, è l’altra veneta a vincere nel turno. Vince ancora in trasferta (2-0 a Fano) e la vittoria vale il doppio perché arriva sul campo di una diretta concorrente, a cui per di più cede la maglia nera.

(ph: Facebook L.R. Vicenza Virtus)