Aim-Agsm, la fusione freddissima: «Zaia, se ci sei batti un colpo»

La Cgil di Verona e Vicenza: «intanto si aggreghino le due venete». Nessun pregiudizio su A2A o Hera: «purché il controllo resti pubblico»

Sul matrimonio fra le multiservizi Aim Vicenza e Agsm Verona i sindacati hanno perso la pazienza. I vicentini aspettano risposte dall’incontro di domani 6 novembre con l’amministratore unico Gianfranco Vivian (Lega) e il sindaco di Vicenza Francesco Rucco sulla tutela occupazionale e sulla strategia che «non è chiara e cambia ogni tre per due», dice Giuliano Ezzelini Storti, segretario generale Filctem Cgil di Vicenza. «La politica è spaccata – aggiunge Sergio Benetton, segretario generale Filctem Cgil scaligera – ed è la cosa peggiore in assoluto. Hanno messo in Agsm un presidente, Daniele Finocchiaro, che è un manager ma non gli danno indicazioni su quale strada prendere. Ci siamo incontrati anche di recente, ci hanno illustrato il piano dell’advisor e le tre ipotesi: si resta da soli, si va con Aim oppure a tre con il supporto di un terzo partner industriale che dia competenza e apporto tecnico. Ma non si è ancora scelto se fare l’alleanza con Vicenza». Per Benetton importante è intanto unire le due multiutility: «Per noi è fondamentale questo primo passo, Agsm restando da sola non ha prospettive future. Ma anche su Vicenza sono sostanzialmente spaccati, con la polemica “dobbiamo avere l’1% più loro e viceversa”, mentre sulle altre alleanze c’è la questione politica “andiamo ad est, a nord o a ovest”. Il problema è che si dovrebbe guardare l’interesse dei cittadini».

Scelte e strategie

La questione strategica da cui dipende per Verona la scelta del terzo partner è agganciarsi a chi, detta papale papale, porta in dote un termovalorizzatore. E fatalità fa capolino quello di Brescia del gruppo lombardo A2A: un’ipotesi, questa, finora respinta in primis dalla Lega veronese per timore che i milanesi “mangino” le due piccole venete. «Verona ha il problema della chiusura del ciclo dei rifiuti – spiega Benetton – perchè c’è una discarica che tra qualche anno non sarà più disponibile e quindi avremo comunque bisogno di un’altra società che ci metta a disposizione un termovalorizzatore, che a Brescia c’è ed è considerato uno dei migliori in Italia. E poi c’è la partita di Amia: si parla di ritorno in house, di gara. Anche qui non c’è un’indicazione politica».

A Vicenza invece si guarda con preoccupazione all’ipotesi spezzatino di Aim, ovvero una nuova società “in house” che si occuperà di manutenzione del patrimonio comunale, lavori, cimiteri e parcheggi, il settore illuminazione invece in gara e il core business di energia e rifiuti dentro l’aggregazione con Agsm. Ezzelini Storti: «Lo spezzatino provoca una forte incertezza occupazionale. Ma poi che potenziale può avere una società che si presenta così spezzettata alla fusione? Il ruolo di Vicenza diventa pesantemente marginale, soprattutto se ci sarà un terzo soggetto: guardiamo cos’è successo in Fiera con Rimini. Con il precedente progetto di fusione (Variati-Tosi) c’era un ragionamento di tenuta della governance di Vicenza, adesso l’impressione è che i sindaci, dopo le promesse in campagna elettorale, vogliano fare tutto fuorchè quello che si era già pensato. Vedo una proprietà confusa, che non sa decidere o che fa scegliere da altri. Qui manca la visione di insieme».

Controllo pubblico

Prevedibilmente, i sindacalisti ribadiscono che controllo deve restare pubblico: «Che sia A2A o Hera l’advisor ha detto sostanzialmente che serve un terzo soggetto con Aim e Agsm –  dice il veronese – ma la proprietà deve restare pubblica perché stiamo parlando di beni pubblici. Hera ha una partecipazione privata? La questione è con quale logica entrano nella società, per noi devono farlo con una quota e non certo prendendo la maggioranza. Noi non parteggiamo per nessuno però dobbiamo intanto fare il passo con Vicenza e poi vedere qual è il miglior partner per svilupparsi e crescere». «Dove c’è la proprietà pubblica va bene fare la fusione – fa presente dal canto suo il vicentino – dove c’è una dominanza privata, come in Hera, mettiamo il punto di domanda. Una delle indicazioni confederali è sempre stata questa: il mantenimento della leva pubblica sulla gestione dei servizi. Ai tempi della possibile acquisizione di Ascopiave si era costituita una Ati, associazione temporanea di impresa, tra Aim, Agsm e A2A, per andare in gara. Poi ha vinto Hera e l’Ati è sparita. Il tema è aperto ma i partiti sono divisi sulla direzione da prendere». Per Benetton la questione del terzo soggetto viene dopo: «Un altro partner serve per portare forza economica, fare massa critica e per Verona chiudere il ciclo rifiuti. Ormai siamo in un mercato dove c’è una concentrazione forte dei quattro grandi gruppi: Hera e A2A sono sui 6 miliardi di fatturato, le nostre sotto il miliardo. Ma questo è un passo successivo, prima dobbiamo chiudere la partita con Vicenza, che è in ballo da anni».

Regione Veneto assente

La Cgil, sindacato di sinistra, è sensibile all’aspetto politico e istituzionale, e infatti in coro i due esponenti della Filctem chiamano in causa la Regione Veneto. Cioè Luca Zaia. «La Regione non ha mai preso posizione – attacca Benetton – si fanno tanto i sovranisti, gli identitari, ma sulla vicenda il Veneto è assente e così rischia di diventare terreno di conquista». Storti rincara la dose: «Stiamo parlando di elettrico, rifiuti e gas, su questo c’è la centralità dello sviluppo industriale del territorio, cosa c’è di più strategico? Non avere un’idea chiara dell’amministrazione e con la Regione completamente assente davvero si finisce di consentire che il Veneto sia terra di conquista di società di altre regioni, A2A da una parte o Hera dall’altra. Non c’è stata una volta in cui la giunta regionale a Venezia si sia espressa. Tra l’altro spesso siamo venuti a conoscenza di quello che succedeva dalla stampa, dai mezzi di comunicazione. I sindacati sono stati coinvolti sono quando lo hanno chiesto. Qui servirebbe un serio tavolo di confronto».

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