I clan nelle curve. Ma il problema sono i buu a Balotelli

Il razzismo è un male e bisogna condannarlo. Ma negli spalti c’é di più. E di peggio

C’è la fila per dare solidarietà a Mario Balotelli dopo i “buu” razzisti durante la partita al Bentegodi tra Verona e Brescia. Pochi minuti dopo l’episodio che ha provocato la sospensione per qualche minuto della sfida, nel secondo tempo si erano già raccolti i primi commenti di condanna o di appoggio al gesto del giocatore, che aveva scagliato un pallone verso la curva degli ultras scaligeri. Per la cronaca, Supermario ha pure segnato e ora Roberto Mancini sta pensando di convocarlo in Nazionale. Poi è stata la volta del ministro allo Sport Vincenzo Spadafora, della Uefa, dell’Assocalciatori e via dichiarando.

Razzismi

Il razzismo è un male totale e assoluto, contro cui reagire indignati è sacrosanto. Dopo questo ultimo caso, l’ennesimo denunciato da giocatori di colore, si torna a parlare di punizioni esemplari, di inasprire il regolamento, di responsabilizzare le società. Tutto molto giusto, ma in linea teorica, perché poi la prassi presenta casi dissonanti. Il più recente riguarda la sospensione di Roma-Napoli per “discriminazione territoriale” e la società giallorossa ha dimostrato di aver imparato la lezione, tanto da aver twittato il proprio appoggio a Balo. Non risultano però sospensioni di partita quando la curva bergamasca insulta pesantemente con un popolare coro le mamme dei nemici bresciani, o come, per rientrare a bomba nel caso Verona, quando quasi tutti gli stadi d’Italia li vorrebbero “tutti appesi”. Bisognerebbe quindi chiarire cos’è “discriminazione territoriale” e cosa no. Non solo: mentre i giocatori di colore, quasi nessuno africano, bensì inglesi, francesi, belgi, olandesi e italiani come Balotelli, sono sempre molto veementi nel denunciare le violenze verbali delle curve, ben diverso è l’atteggiamento di giocatori ed allenatori dell’ex Jugoslavia, generalmente appellati come “zingari di m***“. Ibrahimovic e Mihajlovic (ora coccolato perché gravemente malato) solo per fare i nomi più eclatanti. Quindi, è razzismo quando le vittime protestano e denunciano, o è razzismo sempre? Alla Lega l’ardua sentenza.

Estremismi

Le curve italiane sono da tempo, per la quasi totalità, dominate da gruppi legati all’estrema destra. I veronesi sono certamente il caso primigenio e più eclatante, ma, rimanendo in Veneto, un gruppo padovano è stato oggetto di una imponente inchiesta della procura di Padova con la Digos dopo aver esposto uno striscione antisemita a Vicenza. L’estrema destra romana trova nelle curve di Lazio e Roma bacini di voti molto importanti, come a Milano, più dal lato Inter che dal lato Milan, ma tant’è. Che queste persone siano tendenzialmente razziste è molto probabile ma che gli sfottò da stadio derivino da questo è un vero e proprio falso ideologico perché sicuramente un nerazzurro non fischia il suo Lukaku per il colore della pelle, semmai se sbaglia un gol. Quindi, è razzismo solo quando si fischia il giocatore della squadra avversaria? Alla Lega l’ardua sentenza.

Criminalità organizzata

Infine, è bizzarro che sul caso Verona-Balotelli si siano stracciate centinaia di vesti e versati fiumi di inchiostro (le figure retoriche banali sono volute) mentre casi di criminalità, anche recentissimi, che vedono come protagonisti esponenti di spicco del mondo del tifo organizzato non trovino mai l’onore delle prime pagine. Il più recente, a metà settembre, è l’arresto di 12 capi ultrà della Juventus, la più europea delle società calcistiche italiane, per estorsione ai danni della dirigenza. E parliamo di famiglia Agnelli, mica peones. Solo una manciata di settimane prima lo storico capo della Curva Nord laziale, Luca “Diabolik” Piscitelli, era stato freddato da una mano ancora sconosciuta in pieno giorno in un parco di Roma. Escluso il movente calcistico, le forze dell’ordine stanno ancora indagando su diverse piste, dalla droga alla criminalità organizzata. E’ rimasta nella “storia” l’azione di Genny ‘a carogna, che nel 2014 fermò la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, quando Ciro Esposito morì in una sparatoria prima della partita. Gennaro De Tommaso, figlio di Ciro De Tommaso, affiliato al clan camorristico del Rione Sanità dei Misso, in seguito riceverà un Daspo di 8 anni, condanna inutile dato che poco tempo dopo verrà arrestato per associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale e, durante il suo periodo in carcere, per la detenzione di un telefono cellulare, che a quanto pare serviva non solo per chiamare casa ma anche per guardare le partite del Napoli. Le indagini sul suo conto riveleranno che Genny stava a capo di un traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica a Napoli e da Napoli ad Amsterdam. Qualche mese fa è diventato un pentito. Giusto per chiudere una lista di pochi esempi che, se completa, sarebbe molto lunga, sono numerose le inchieste sulla guerra tra spacciatori in entrambe le curve milanesi. Ma il problema sono i buuh? Alla Lega l’ardua sentenza.

(Ph Intarnapoli)