Dal veleno di lumaca di mare molecole ‘spegni’ dolore

Roma, 5 nov. (Adnkronos Salute) – Dal veleno di lumaca di mare preziose sostanze per studiare e spegnere il dolore. Le conotossine sono peptidi bioattivi presenti nel veleno che le lumache marine del genere Conus producono per catturare le proprie prede. Si tratta di sostanze usate come strumenti farmacologici per studiare la segnalazione del dolore, che però hanno anche il potenziale per dar vita a una nuova classe di analgesici mirati. Ad oggi, sono state scoperte più di 10.000 sequenze di conotossine, spiega Markus Muttenthaler della Facoltà di Chimica dell’Università di Vienna, autore insieme ai colleghi dell’Università del Queensland in Australia di uno studio su ‘Chemical Reviews’.
In un altro lavoro, pubblicato di recente, i ricercatori hanno inoltre sviluppato versioni di conotossina fluorescenti per visualizzare i recettori del dolore nelle cellule. La lumaca marina è ben nota per la sua efficace strategia di ‘attacco’, che aiuta questo animale relativamente lento a catturare prede più veloci come pesci o molluschi e a difendersi dagli attacchi. La lumaca infatti paralizza e uccide la preda con l’aiuto di un cocktail molto selettivo e potente di peptidi velenosi, iniettato attraverso un ago simile ad un arpione.
“Le lumache marine possono controllare la composizione del loro veleno a seconda del fatto che siano impegnate nella caccia o si difendano”, afferma Muttenthaler. “Per la ricerca sul dolore, siamo particolarmente interessati al veleno di una lumaca impegnata nella difesa, poiché la sua composizione ha proprio lo scopo di causare sofferenza e i suoi singoli componenti possono essere utilizzati per studiare i percorsi del dolore”, afferma lo scienziato.
Ad oggi, sono circa 750 le specie di lumache note. Il loro veleno contiene da centinaia a migliaia di peptidi bioattivi. Queste conotossine mostrano strutture ben definite, simili a proteine, e sono attive anche sui recettori umani (ad esempio, canali ionici), che è di particolare interesse in quanto possono quindi essere utilizzate come strumenti per studiare le vie del dolore nell’uomo. “Le conotossine hanno rivoluzionato la ricerca sul dolore poiché la loro straordinaria potenza e selettività ci consente di studiare i singoli sottotipi dei canali ionici, cosa impossibile prima”, spiega Muttenthaler.
Non solo: una conotossina ha già ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration americana (Prialt*) per il trattamento del dolore cronico grave. Viene somministrato direttamente nel midollo spinale dove blocca in modo specifico un sottotipo di canale ionico che trasmette il dolore, “è 1.000 volte più potente della morfina e non provoca sintomi di dipendenza, che è un grosso problema con i farmaci oppioidi”, afferma Muttenthaler.