A Verona si governa coi Paternoster (e lo stadio in salsa guacamole)

La zona del Bentegodi è ingolfata di aree commerciali. Ma il centrodestra di Sboarina ne vuol far costruire altre. E la Lega fa la gnorri

L’amministrazione con azionista di maggioranza la Lega approva la conversione commerciale di un terreno di proprietà di un deputato leghista. Succede a Verona, dove il centrodestra del sindaco Federico Sboarina ripesca un progetto morto e sepolto che trasformerà il deposito di una ditta di camion dell’onorevole Paolo Paternoster in un supermercato da 1200 metri quadri e in nuovo residenziale per 2600 metri quadri in zona Stadio, già stra-edificata. Con il particolare non secondario che uno degli esponenti di punta dello stesso Carroccio, il consigliere comunale e anche lui deputato Vito Comencini, pur di non mettere la sua firma ha preferito non partecipare al voto in aula.

Più in dettaglio, si tratta di una “scheda norma” inserita fra le tante nella variante 23 del Piano Interventi ereditata dall’era Tosi e crivellata di emendamenti, anche della maggioranza. Quella in questione era vecchia di ben otto anni ed era stata stralciata, ma il presidente della commissione urbanistica, Matteo De Marzi, l’ha infilata nel pacchetto nonostante, dopo dieci anni da consigliere della circoscrizione stadio, sappia quanto il quartiere sia già oberato di fabbricati. Gli uffici comunali infatti avevano emesso un chiaro responso: lì le volumetrie massime sono state raggiunte, specie dopo il raddoppio di un altro supermercato della catena Rossetto. Via Sogare è già strapiena, ma niente: si va avanti.

Il Pd, facendo l’opposizione, ha sbattuto in faccia a Sboarina la «missione» del suo programma elettorale, «sviluppare una città moderna, ma attenta a preservarne il delicato equilibrio ambientale», che in cima alla lista degli obiettivi recitava «divieto di consumo di suolo». Il sindaco, dal canto suo, risulta fra gli assenti al voto sull’emendamento Paternoster. Ex segretario provinciale della Lega, questi non ha avuto l’onore di un voto favorevole da parte del collega in parlamento Comencini. Probabilmente anche per la distanza di Paternoster, vicino all’ex assessore regionale Coletto, da chi comanda oggi in Lega, ovvero il pretoriano salviniano Lorenzo Fontana.

L’assessore all’urbanistica e all’edilizia privata, Ilaria Segala, ha minimizzato sulla stampa la portata del caso: è solo un piccolo discount, in fondo. Ma dal grande significato politico. Specialmente se si pensa che sulla zona grava la minaccia del mirabolante nuovo stadio con la sua annessa e connessa botta di altro commerciale. Che significa, come si sa, più traffico e, ovviamente, meno verde. Vero che, come ha sottolineato la Segala, cementificazioni ne sono state cancellate fuori dalla variante 23. Ma resta agli atti che proprio quella che interessava l’interesse privato di un onorevole del partito più forte a Verona è stata addirittura riesumata, e ancorchè di metratura contenuta, con un impatto moltiplicato dal carico già pesante di cemento.

E non è finita qui. Ieri la giunta ha approvato la delibera da portare in consiglio sul project financing (ma non erano superati, i project, dopo i disastri combinati nella sanità?) del “Nuovo Arena Stadium” al posto del vecchio Bentegodi. Il cantiere procederà a tranches, per almeno due anni presumibilmente a partire dal 2021, dopo la convenzione e il bando di gara. Sboarina ha sottolineato che non si trascinerà dietro nessun centro commerciale, una puntualizzazione che era stata anche del rappresentante del privato, il messicano Cesar Octavio Esparza Portillo, che se tutto andrà come desidera si accaparrerà 40 anni di concessione, dopodichè l’edificio diventerà proprietà comunale. Tuttavia, anche se sulla carta per ora trattasi di 2.464 metri quadrati di commerciale, in sostanza sette negozi, si va pur sempre ad ammassare a tutti gli altri. Con prevedibili effetti in peggio sulla vivibilità, già messa a dura prova da un altro cantiere in corso, quello per il filobus. «Che cosa accadrà, a regime, con il filobus, il nuovo stadio comprensivo di partite, concerti, aree commerciali, e con la nuova lottizzazione approvata dalla maggioranza sull’area Paternoster?», si domandava ieri il capogruppo del Pd, Federico Benini.

La Lega, per bocca del commissario locale (nonchè assessore al commercio) Nicolò Zavarise, si è fatta garante presso i cittadini del quartiere, finora mai interpellati, e sul fatto che i veronesi non dovranno scucire un euro per finanziare la grande opera. «La Lega vanta di aver blindato il progetto con il coinvolgimento del Credito Sportivo – punge Michele Bertucco (Verona in Comune) – in realtà a oggi il Credito Sportivo non risulta aver scritto una sola riga sul ruolo che dovrebbe svolgere in questa operazione». A rischiare di più, viste le passate perplessità sull’ipotesi di nuovo stadio, è infatti la Lega. Che fra l’Arena in salsa guacamole e la Paternoster zone, sta facendo la figura del partito dello shopping.

(ph: Imagoeconomica)