Sanità: esami da medico di famiglia, 2 dottori su 10 già fanno Ecg e spirometria

Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) – Elettrocardiogramma, holter, spirometria, dermoscopia. Gli esami diagnostici dal medico di famiglia sono già una concreta realtà a cui la ‘dotazione’ di 235 milioni, inserita nella manovra economica e destinata a finanziare queste strumentazioni negli ambulatori, dovrebbe dare un definitivo impulso. Due dottori su 10, infatti, usano già spirometro ed elettrocardiografo nei loro studi. E, in generale, ben 8 su 10 utilizzano – o sono interessati – dispositivi diagnostici nei loro studi, spiega all’Adnkronos Salute Massimo Magi, coordinatore del progetto ‘Studio medico 3.0’ della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).
“Non partiamo dall’anno zero in fatto di strumenti diagnostici in studio – continua Magi – il fondo previsto nella manovra trova un terreno più che fertile: il 20% dei medici di famiglia fa già spirometrie ed elettrocardiogrammi, l’11% holter pressorio, il 3% polisonnografia il 2% usa il dermatoscopio. In Finanziaria si è fatta un’operazione molto importante, di grande aiuto per consentirci di fare meglio il nostro lavoro sul territorio. Il che vuol dire: ridurre gli accessi inutili al pronto soccorso, ridurre le lista d’attesa, monitorare meglio i nostri pazienti, in particolare nella cronicità”. E anche produrre un notevole risparmio per il servizio sanitario nazionale. “Un esempio per tutti. Consideriamo – continua Magi – l’ipertensione. Per l’iperteso è consigliato un ecg l’anno, ciò significa che vengono eseguiti almeno 12 milioni di esami annui. Secondo la nostra stima con gli ecg dal medico di famiglia si possono evitare circa 4 milioni di esami in altre strutture, per un costo di 20 euro ciascuna. Ciò vuol dire un risparmio di 80 milioni”.
Gli esami dal medico di famiglia, infatti, non sarebbero pagati dal Ssn a singola prestazione, ma all’interno di incentivi più complessivi assegnati ai camici bianchi. Per esempio “in una riqualificazione e rivalutazione della quota capitaria oppure prevedendo degli obiettivi da raggiungere”, spiega Silvestro Scotti segretario generale della Fimmg.
Scotti sottolinea come per il medico di famiglia il traguardo – possibile anche grazie alle nuove tecnologie – “non è quello di avere le attrezzature diagnostiche solo nello studio. Ma di portarle nella borsa. Questo per aderire alla nostra idea di assistenza che significa domiciliarità e prossimità. Due parole chiave per il futuro delle cure primarie in un Paese che invecchia e in cui la popolazione con malattie croniche aumenta”, conclude.