Reddito di cittadinanza: in Veneto solo il 3% e un quarto già lavora

Secondo i dati Inps, i nuclei familiari che percepiscono il reddito di cittadinanza sono complessivamente 22.446, per un totale di 53.556 persone coinvolte

E’ partita la fase due del Reddito di cittadinanza, con la pubblicazione del portale MyAnpal per coniugare domanda e offerta di lavoro.

I dati di Veneto Lavoro, aggiornati al 31 ottobre, evidenziano che i percettori da convocare nei Centri per l’impiego del Veneto, secondo le indicazioni Anpal, sono 15.240. In 4.200 hanno già svolto un primo colloquio, mentre per altri 2.665 è stato fissato un appuntamento entro la fine dell’anno. Nel dettaglio, 2.700 hanno firmato il Patto per il lavoro, 1.500 sono stati esonerati o esclusi (in parte perché già occupati), mentre poco più di un migliaio non si sono presentati all’appuntamento, spesso per alcune inesattezze nei dati di contatto forniti. Un quarto dei percettori totali, poco più di 4 mila, risulta già occupato, la maggior parte dei quali con contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato. Si tratta principalmente di professioni a bassa qualifica, quali commessi, camerieri, cuochi, addetti alle pulizie, corrieri, badanti, operai metalmeccanici e braccianti agricoli.

I numeri

In Veneto, secondo i dati Inps, i nuclei familiari che percepiscono il reddito di cittadinanza sono complessivamente 22.446, per un totale di 53.556 persone coinvolte, cui si aggiungono 6.296 percettori della pensione di cittadinanza. In Veneto si concentra quindi appena il 3% del totale nazionale dei percettori del Rdc, con un importo medio mensile di 444,13 euro, a fronte di una media nazionale di 520,45 euro.

Per poter ricevere il sostegno economico, fino a un massimo di 780 euro mensili, è necessario che i componenti del nucleo familiare si rendano disponibili a intraprendere un percorso di reinserimento sociale e lavorativo, regolato da un Patto per l’inclusione sociale o da un Patto per il lavoro. La mancata partecipazione alle attività previste può comportare la decurtazione, sospensione o cancellazione del beneficio, così come l’aver fornito dichiarazioni mendaci in fase di richiesta, il non accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue o lo svolgere attività lavorative non compatibili con l’erogazione del beneficio.

Il ruolo dei Centri per l’Impiego nella gestione dei beneficiari del reddito comprende la convocazione per il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità (DID) e la stipula del patto per il lavoro, entro 30 giorni dal rilascio, la verifica di eventuali condizioni di esonero, la stipula del patto e l’avvio del percorso di accompagnamento al reinserimento lavorativo.

Dal patto per il lavoro sono esclusi i minorenni, i pensionati, gli over 65, i disabili, le persone rinviate ai servizi sociali dei Comuni per l’inclusione sociale e altre categorie di beneficiari che per vari motivi non possono svolgere attività lavorativa.

Le città

I Centri per l’Impiego del Veneto, quindi, hanno già convocato oltre la metà dei percettori del reddito ai quali proporre un percorso di inserimento lavorativo. Nel dettaglio sono già stati convocati 1.970 beneficiari in provincia di Treviso, 1.460 a Padova, 1.400 a Verona, 1.110 a Venezia, 1.015 a Vicenza, 730 a Rovigo e 290 a Belluno. Le percentuali di percettori già convocati raggiungono punte dell’85% a Treviso e dell’83% a Belluno. Il maggior numero di percettori già occupati si registra a Verona (970), Padova (circa 800) e Venezia (675).

L’assessore

Queste le valutazioni dell’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, sui dati relativi all’applicazione nel territorio regionale del reddito di cittadinanza e all’attività svolta dai Centri per l’Impiego. “Entro dicembre i 39 Centri per l’Impiego del Veneto avranno ultimato le convocazioni dei percettori del reddito di cittadinanza per la stipula del patto per il lavoro. Già sappiamo, tuttavia, che almeno un quarto dei percettori sta lavorando e che circa la metà era già stata presa in carico dai servizi per l’impiego del Veneto prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza. Come vado dicendo da tempo, questa è una misura ambigua che non distingue tra povertà e attivazione. Sarebbe stato più utile dare un sostegno economico a chi non può o non riesce a lavorare, fornendogli al contempo gli strumenti per affrancarsi dalla sua condizione di povertà, che non sempre dipende dalla mancanza di lavoro, e nel contempo rafforzare le misure di politica attiva destinate a chi deve e può trovare una nuova occupazione”.