Tav in Veneto, quei rischi ambientali sottovalutati

La proposta di commissario da Confindustria dopo l’asta deserta per la galleria di Lonato. Uno scavo molto rischioso per la fornitura d’acqua

Nel parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, massimo organo tecnico dello Stato, era stato denunciato in maniera articolata e chiara. A ulteriore conferma del parere, lo studio geologico commissionato dal Servizio Idrico Integrato Comuni Alto Mantovano e fatto proprio dai sindaci dei Comuni di Castiglione delle Stiviere, Castel Goffredo, Cavriana, Medole, Solferino, Guidizzolo. Il problema? La galleria per l’alta velocità di Lonato della tratta Brescia-Verona lunga 7,7 chiometri, cinque dei quali scavati nel sottosuolo, che vuol dire scavare a 40 metri di profondità. La gara è andata deserta per la seconda volta.

Una galleria che genererebbe seri rischi nella fornitura di acqua a circa 100 mila persone. Il territorio di questi Comuni dipende dal punto di vista idrogeologico dal Lago di Garda, che è il più grande bacino di acqua dolce d’Europa ed è collegato a questi territori. L’impatto a 40 metri pone problemi di incertezza nella valutazione del rischio, pericolosissimo. Anche nello studio del proponente (pagina 45 allegato progetto definitivo) si evidenziano serie criticità. Si legge infatti: «Si dovranno adottare opportune soluzioni progettuali volte ad impedire che: 1) le riserve idriche sotterranee subiscano un depauperamento; 2) la qualità delle acque in percolazione negli acquiferi intercettati subisca delle alterazioni; 3) l’intersezione del tracciato con il condotto del Lavagnone provoca modifiche nel sistema idrologeologico Stagno Lavagnone – Rio Venga». Risultano non aggiornati i rilievi idrogeologici. Una criticità come la galleria di Lonato si riferisce a un documento di 5 anni fa, e tre dicasi tre campagne di misurazione (piezometriche) riferite ai periodi 1991-1992, 2001 -2002 e 2004-2005.

Capite? Dati di tredici anni fa! E’ incredibile se si pensa alle verifiche geotecniche che sono riferite al DM 11/03/1988 e non al DM 14/01/2008. Esattamente come era avvenuto con le norme sismiche, come denunciato anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il D.M.del 2008 ha modificato profondamente l’impostazione delle verifiche geotecniche rispetto a quello del 1988, con il passaggio dal metodo di calcolo dalle “tensioni ammissibili ” agli “stati limite”. Le norme tecniche costruttive del 2008 sono state sostituite da quelle del 2018. Infine nel Programma di Tutela e Uso delle Acque (2017) che riporta anche le tavole delle aree protette, il territorio dell’alto mantovano è identificaoa come zona di ricarica ed “Area designata per l’estrazione di acqua per il consumo umano” , tanto per le acque sotterranee che superficiali. Replicheranno anche sulla Bs-Vr i disastri impuniti per prescrizione prodotti sulla Firenze-Bologna in località Mugello?

Hanno prosciugato sorgenti e fiumi e proprio i lavori in galleria hanno distrutto 50 chilometri di fiumi e prosciugate 34 sorgenti e quattro acquedotti. Tutto questo non è servito né alla Commissione Via del Ministero dell’Ambiente, né all’Ufficio di Missione del Ministero delle Infrastrutture, né alla società di ingegneria delle Fs, Italferr e nemmeno all’onnipresente RFI per rimuovere in partenza questi rischi. Ora Confindustria Veneto chiede un commissario straordinario che possa decidere in deroga sia per la galleria di Lonato, che per quella di Peschiera. Su quest’ultima grava il rischio del Santuario del Frassini e del laghetto sede di vasta e diffusa biodiversità. Ma si va avanti così, irresponsabilmente. Cercando di coprire con un commissario.

(Ph. Shutterstock)