«Nel calcio non c’è razzismo, gli ululati per distrarre»

Raphael Odogwu, attaccante della Virtus Verona: «Il vero problema è che la politica dovrebbe restare fuori dalle curve»

Raphael Odogwu, 28 anni, attaccante di professione, vive e gioca a Verona, sponda Virtus, in Lega Pro, girone B. Ha papà nigeriano e mamma veronese e il colore della pelle tradisce le sue origini per metà africane. Una laurea triennale in economia e magistrale in legislazione di impresa nel cassetto e una vita nel calcio tra Alto Vicentino, Real Vicenza, Arzignano Valchiampo e una parentesi al Renate. Dopo l’episodio Balotelli e i “buu” allo stadio Bentegodi di Verona, Raphael Odogwu interviene sul tema.

Caso Balotelli e “buu” razzisti. A lei è capitato?
No, praticamente mai. Qualche insulto allo stadio ma niente di particolare, sono stato fortunato, non ho mai avuto problemi per il colore della pelle. Sono sempre stato accolto bene, ma non ho mai giocato in piazze con curve da migliaia e migliaia di tifosi.

Ma c’è razzismo nel calcio?
Secondo me non più di tanto, è soprattutto un modo per distrarre il giocatore della squadra avversaria. Sicuramente ci sarà qualche razzista allo stadio, ma non parlerei di fenomeno nel calcio, ce n’è molto di più fuori. E comunque i tifosi del Verona insultano Balotelli ma non il loro giocatore di colore, così come quelli dell’Inter lo fanno con Koulibaly, del Napoli, ma non contro Lukaku, attaccante nerazzurro.

Ritiene che siano soprattutto sfottò tra curve di squadre avversarie?
Esatto, in modo sbagliato comunque perché è un insulto pesante ma non credo che chi faccia gli ululati sia razzista.

Come si risolve il problema, chiudendo un settore dello stadio?
No, ho sentito che si parla di telecamere speciali per individuare le persone. Questo sarebbe giusto. Chiudere le curve invece è sbagliato, a meno che non sia tutto il settore coinvolto, ma se lo fanno 100 persone in una curva da 4.000/10.000 tifosi…

Interventi mirati quindi.
Esatto, colpire in modo mirato chi lo fa, va fuori dallo stadio e non entra più.

Il pubblico della Virtus Verona com’è?
Sono tranquilli, ma non sono tanti. Quando i numeri aumentano è più facile trovare qualche ignorante. Da noi non c’è questo problema, alla Virtus tra l’altro sono dichiaratamente di sinistra.

Le curve da tempo sono politicizzate: è questo il problema?
Sì, credo che la politica dovrebbe restarne fuori, allo stadio si dovrebbe andare per tifare la propria squadra, invece molto spesso diventa qualcosa di diverso.

Se dovesse fare un appello alle tifoserie?
Le curve sono il bello del calcio. Da giocatore quando entro in uno stadio e vedo una curva piena, con bandiere, canti, cori penso “che bello”. Ed è veramente così. Ai tifosi chiederei di andare allo stadio e sostenere la propria squadra, lasciando fuori la politica e l’odio razziale, che tra l’altro non è solo verso i neri, ma verso i meridionali, i romeni, verso tutti.

(ph Virtus Verona)