Case popolari, emergenza vera in Veneto: il 90% delle domande non avrà risposta

Mancano alloggi Erp: Sunia e Pd puntano il dito contro la Regione. I casi delle Ater di Venezia e Padova

Mentre l’Italia dei bisognosi (ma anche dei furbetti) é in subbuglio per gli effetti dell’applicazione della nuova legge 39 del 2017 sulle case popolari (governo: Gentiloni), in Veneto invece il problema numero è che di case popolari non c’è abbastanza. A Venezia hanno presentato domanda 3500 famiglie, in regola con i requisiti della nuova normativa Isee Erp sotto i 20mila euro. A Padova ad aver bussato alla porta del Comune sono stati 1711, a Vicenza oltre 1500. «Sarebbe un grande successo se riuscissimo ad accontentare il 10% delle richieste assegnando loro una casa – spiega il presidente dell’Ater veneziana, Raffaele Speranzon – significa però che il 90% di chi ne avrebbe diritto resterà fuori». E questo vale anche per le altre province. I dati del Sunia Veneto confermano la percentuale inquietante: 13.777 le famiglie attendono un alloggio ma solo il 10% di queste riuscirà ad accedervi.

Regione sotto accusa

Sunia e Pd in Regione puntano il dito sulla politica del piano casa in Veneto della giunta Zaia: «Dovevano essere fatti investimenti per milioni di euro con la vendita degli alloggi da piano strategico – spiega il consigliere regionale Claudio Sinigaglia (Pd) – invece le cessioni sono state pochissime e non è stato investito praticamente nulla. Noi chiediamo che venga istituito un fondo regionale apposito. Lo scorso anno dal governo sono arrivati in Veneto circa 7 milioni di euro, ma la Regione non ha mai messo nulla». Accusa rilanciata dal segretario regionale del Sunia, Michele Brombin: «Non è stata fatta una politica sul piano casa. Ci sono 4 mila alloggi che devono essere sistemati ma le Ater dicono che mancano risorse. La Regione potrebbe accedere a finanziamenti, a mutui, a prestiti. Ci si potrebbe rivolgere anche al mercato privato dove ci sono tanti alloggi chiusi. Penso ai nostri accordi territoriali tra organizzazioni sindacali degli inquilini e dei proprietari. I privati si preoccupano per la morosità: si potrebbe costituire un fondo a garanzia del pagamento del canone, con una partecipazione del Comune e soprattutto con risorse della Regione. Ma non c’è la spinta né la volontà politica di farlo». Mancanze da parte della Regione sulle quali i presidenti delle Ater tergiversano: «La Regione ha riconosciuto la specificità di Venezia – precisa il presidente dell’Ater lagunare – con un tavolo tecnico ad hoc. Ma le risorse non devono arrivare solo da lì. Noi abbiamo problemi con gli alloggi popolari in centro storico e nelle isole, dal maggiore deperimento dovuto a umidità, salsedine, alla vetustà degli immobili, nella migliore delle ipotesi hanno 60/70 anni». E si torna al tema delle risorse che mancano. A Padova, dice il presidente dell’Ater Gianluca Zaramella, in controtendenza con le altre realtà venete nel 2018 sono stati venduti 61 alloggi per 2 milioni 245mila euro e la Regione ha impegnato finanziamenti per oltre 5 milioni di euro.

Oltre 4 mila a rischio

I dati forniti in commissione regionale dicono che sono 4.343 le famiglie in Veneto che superano i 20mila euro di Isee Erp e sono a rischio della casa con la nuova legge: 1282 a Venezia, 905 a Padova, 597 a Treviso, 456 a Verona, 412 a Vicenza, 406 a Rovigo, 285 a Belluno. Legge che ha modificato anche i canoni di locazione: secondo i dati del Sunia regionale canone aumentato in media di 28,25 euro per i redditi sotto soglia; di 134 euro per un Isee superiore ai 20mila euro. Sull’applicazione della nuova legge la Regione Veneto ha già annunciato correttivi a garanzie delle categorie più deboli e il Comune di Padova ha stanziato 200 mila euro a sostegno delle famiglie che faticano a far fronte all’aumento del canone. I presidenti delle Ater però ribadiscono la bontà della legge 39: «L’impianto della legge è corretto perché va nella giusta direzione – sostiene Speranzon da Venezia – che non è certo quella di penalizzare anziani o pensionati. E’ una normativa rivoluzionaria che cambia l’impostazione generale nella gestione del patrimonio residenziale pubblico del Veneto. In alcuni casi abbiamo riscontrato degli effetti distorsivi ma su questo la Regione sta intervenendo. Purtroppo ci è voluta una fase iniziale di sperimentazione. Tfr, introiti derivanti dall’assicurazione, accantonamenti in un fondo è evidente che non fanno parte del reddito e nessuno rischia di essere buttato fuori casa. Le lettere di decadenza inviate sono una comunicazione dovuta e ci sono 24 mesi di tempo per verificare, trovare soluzioni. Tra gli inquilini ci sono anche persone che hanno grandi possibilità economiche che andavano individuate. Nessun allarmismo quindi».

(Ph. Facebook – Potere al popolo Padova)