Attentato in Iraq, figlio vittima Nassiriya: «Dolore che si rinnova»

«Il nuovo attentato in Iraq non può che riaprire una ferita, mai rimarginata». Con queste parole Marco Intravaia,
figlio del brigadiere Domenico, morto nella strage di Nassiriya del 12 novembere 2003. «Per me e la mia
famiglia – ha detto Intravaia – è un dolore che si rinnova ogni volta che si verificano attentati contro i nostri militari o di incidenti che li vedono coinvolti. Ieri, appresa la terribile notizia dell‘attacco che ha ferito cinque nostri militari (tre in modo grave, n.d.r.) in Iraq, abbiamo seguito con apprensione e tristezza l’evolversi della situazione, minuto per minuto. Il dolore oggi è molto grande. Ai militari feriti, alle loro famiglie e a tutti i loro colleghi va la nostra affettuosa vicinanza. Sentire di un nuovo attentato a Nassiriya, in concomitanza con il sedicesimo anniversario della strage del 2003, ci ha riportati indietro nel tempo, quando abbiamo appreso della morte di nostro
padre».

«Mi fa male sapere che nessuno li ha protetti – aggiunge Intravaia – anche se sapevano tutti, compresi i servizi segreti, che a Nassiriya era arrivata un’ingente quantità di tritolo e che la base italiana sarebbe stata colpita di lì a poco. Ma le persone che non hanno fatto e non fanno il loro dovere non sono lo Stato. Mio padre è lo Stato. L’eredità più grande che mi ha lasciato? Da mio papà ho ereditato il senso della patria, della giustizia e dell’appartenenza alla mia terra».

(Fonte: Adnkronos)

(Ph. Indeciso 42 – WIkipedia)

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