Discarica Grumolo piena, l’allarme: «Dove andranno i rifiuti quando si esaurirà?»

Macilotti, consigliere all’ambiente della Provincia di Vicenza: «adesso stanno andranno per un mese nel Padovano, ma va trovata una soluzione o sarà emergenza»

Nel Vicentino c’è una possibile emergenza rifiuti nascosta: la discarica di Grumolo dove attualmente vengono inviati, entro qualche anno andrà a esaurimento. E allora si porrà il problema: dove metterli? Il secco della provincia di Vicenza a partire da giovedì 14 novembre andrà  alla discarica di Sant’Urbano a Padova per quattro settimane, ma questa soluzione temporanea potrebbe diventare stabile. Ovvero quando la discarica di Grumolo, dove attualmente vengono conferite circa 40mila tonnellate l’anno di indifferenziata di diversi Comuni del Vicentino, arriverà a totale riempimento. Tempo stimato di utilizzo: altri 4 anni o poco più. Quanto necessario in pratica per individuare un altro sito o realizzare un impianto di incenerimento. Come quello di Schio, dove già la Provincia conferisce circa 85 mila tonnellate l’anno ma che ha come priorità la gestione dell’indifferenziato di Ava (Alto Vicentino Ambiente), e quindi, in caso di sovraccarico, dice stop ai rifiuti provenienti da altre società di gestione, Provincia compresa.

Soluzione-tampone

L’inceneritore scledense è attualmente in manutenzione per un fermo programmato, e quindi non accoglie rifiuti extra Ava. Contemporaneamente una vasca della discarica di Grumolo è giunta al colmo e per la messa in funzione di quella nuova sono necessarie almeno 2/3 settimane. Così per affrontare l’emergenza, dopo alcuni incontri con la Regione, l’ultimo qualche giorno fa, alla Provincia di Vicenza è stato dato il via libera di «mandare parte del secco di Etra, l’indifferenziato di Vicenza e di Agno Chiampo Ambiente», dichiara il consigliere provinciale all’ambiente e sindaco di Chiampo Matteo Macilotti, «alla discarica di Padova». Richiesta autorizzata dalla Regione per 2500 tonnellate in 4 settimane, ad un prezzo paradossalmente più basso, 80 euro a tonnellata a Padova, di quello che la Provincia paga per portare il secco a Grumolo (120 euro). «Ma la soluzione non può essere Padova, ogni Provincia infatti deve essere autonoma nella gestione dei rifiuti» spiega Macilotti. E quindi, a discarica di Grumolo completata, ai Comuni vicentini servirà un’altra soluzione, che ad oggi non c’è. E che non potrà essere l’impianto di Schio. Per questo il consigliere provinciale all’ambiente invita i sindaci a fare presto.

Nasce il Consiglio di bacino Vicenza

Il 26 novembre è prevista l’assemblea per la costituzione del Consiglio di Bacino Vicenza, che riunirà 90 Comuni: «siamo un po’ in ritardo –  fa presente Macilotti – le elezioni comunali hanno rallentato il percorso, ma comunque in Veneto non c’è alcun bacino già operativo», e la priorità sarà proprio dove porteremo il secco dopo Grumolo. Sul tavolo ancora non ci sono proposte ed è questo ad allarmare: la questione rifiuti, e la tutela dell’ambiente, sono oggi temi che non possono essere rinviati. Macilotti lancia l’allarme: «Bisogna parlarne subito, perché 4 anni non sono molti per trovare un’alternativa. Realizzare un’altra discarica dal punto di vista tecnico e della tempistica sarebbe il percorso più breve, ma non credo che continuare a mettere i rifiuti sotto terra sia la scelta più auspicabile e l’individuazione del sito dove realizzare un’altra discarica sarebbe comunque un problema non secondario. In ogni caso servirà l’autorizzazione della Regione. Però è il momento di muoversi. Con un doppio binario: ridurre la produzione del secco, così si preservano i siti di conferimento, e trovare una risposta al dopo Grumolo».

Discarica contestata

Intanto a Padova resta aperto il tema dell’ampliamento della discarica di Sant’Urbano, contestata da alcuni Comuni e dai comitati. «Il progetto è ancora in fase di valutazione da parte della Regione, della commissione Via – spiega il consigliere provinciale all’ambiente padovano Elisa Venturini, sindaco di Casalserugo – si tratta di una discarica tattica regionale dove confluiscono i rifiuti di diverse province nelle situazioni di emergenza. Ci sarà da valutare quanto riuscirà a rispondere alle esigenze del Veneto. A Padova ci sono termovalorizzatore e discarica, che vengono utilizzati entrambi per lo smaltimento del secco».