Come affrontare lo stress post traumatico

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Il disturbo da stress post-traumatico, detto anche PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), è un disturbo presente nel DSM-5 nel capitolo dei “Disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti”, che comprende quei disturbi in cui l’esposizione a un evento traumatico o stressante è elencata esplicitamente come criterio diagnostico. In passato è stato definito anche nevrosi da guerra, perché spesso osservato nei soldati impegnati in battaglia. La caratteristica essenziale del DSPT è lo sviluppo di sintomi tipici che seguono l’esposizione a uno o più eventi potenzialmente traumatici rilevanti, eventi che interrompono il flusso continuo della vita naturale di un soggetto. Ad esempio, l’essere stati sotto i bombardamenti, oppure essere sopravvissuti al crollo di un edificio o ad una calamità naturale; aver avuto un incidente grave o aver subito una violenza sessuale, sono eventi che possono generare un PTSD.

La sintomatologia e la relativa predominanza dei differenti sintomi possono variare nel tempo, così come può variare anche la durata dei sintomi stessi, con un recupero completo entro tre mesi che si verifica in circa la metà degli adulti, mentre alcuni individui continuano a mostrare i sintomi per più di 12 mesi.

In genere, i sintomi nel DSPT insorgono nei primi tre mesi dopo il trauma, sebbene possa esservi un ritardo di mesi o anche di anni prima che siano soddisfatti i criteri per una diagnosi. Comunque non può essere fatta diagnosi prima di un mese dall’evento traumatico.

Il disturbo da stress post-traumatico è una condizione psicopatologica che provoca disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sia sociale sia lavorativo o più in generale relazionale.

In genere il soggetto che soffre di disturbo da stress post-traumatico presenta ansia, depressione, ricordi emotivamente molto intensi e immagini disturbanti dell’evento traumatico.

COME RICONOSCERE UNA PERSONA CHE SOFFRE DI PTSD

Il disturbo da stress post-traumatico può manifestarsi in modalità diverse ma la caratteristica principale è lo sviluppo di una serie di sintomi ansioso-depressivi a seguito di un evento potenzialmente traumatico. In alcuni pazienti prevalgono sintomi collegati alla paura, all’evitamento e all’ansia, in altri si osserva un calo del tono dell’umore e anedonia (perdita di piacere e di interesse generale), altri ancora possono mostrare sintomi dissociativi, anche se spesso si osserva una combinazione di tutte queste manifestazioni.

I sintomi caratteristici pertanto sono:

Sintomi intrusivi dell’evento traumatico;

Sintomi di evitamento degli stimoli associati all’evento traumatico;

Sintomi di alterazioni cognitive ed emotive;

– Sintomi di iperattivazione e reattività quali: comportamento irritabile, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.

I sintomi intrusivi riguardano principalmente immagini relative all’evento traumatico. Tali immagini sono definite intrusive in quanto il soggetto sente di non averne il controllo e di essere impotente, si presentano alla coscienza del soggetto in modo disturbante e involontario. Possono essere presenti durante il giorno o anche la notte, sotto forma di sogni o incubi. Possono inoltre presentarsi sintomi di distress psicologico in presenza di uno stimolo che ricordi l’episodio traumatico (come un’immagine o un suono).

Altro sintomo del disturbo da stress post-traumatico è l’utilizzo di strategie di evitamento rispetto a qualunque stimolo che ricordi il trauma come ad esempio l’evitare i luoghi, le situazioni o altre persone che ricordano l’evento traumatico. Questa modalità può portare ad una notevole riduzione dell’area vitale della persona che può iniziare ad evitare luoghi particolarmente importanti per lui e in numero sempre maggiore se in essi sono presenti stimoli che evocano il trauma, riducendo progressivamente la propria qualità di vita.

Possono presentarsi sintomi di natura cognitiva ed emotiva: nello specifico i pazienti affetti da PTSD potrebbero non ricordare l’evento traumatico (amnesia post traumatica), oppure sviluppare idee negative nei confronti di se stessi, degli altri e del mondo. Infine possono sentirsi emotivamente distanti da tutti, depressi, non riuscire più a sperimentare emozioni positive. Pazienti affetti da PTSD possono mostrare sintomi di attivazione psicomotoria alterata ed eccessiva, ad esempio possono essere particolarmente arrabbiati ed irritabili, fino ad avere comportamenti violenti e distruttivi. Possono inoltre mostrare uno stato di ansia eccessivo, problemi del sonno e alterazioni dell’attenzione e della memoria.

La diagnosi di disturbo da stress post-traumatico può essere meglio specificata se sono presenti depersonalizzazione e derealizzazione. La depersonalizzazione è la costante sensazione di non essere in contatto con se stessi, come se ci si guardasse da fuori. La derealizzazione invece è la sensazione di irrealtà del mondo circostante, come se ciò che viene percepito fosse irreale, distante o distorto.

Tutti questi sintomi possono essere particolarmente disturbanti e peggiorare sensibilmente la qualità della vita, soprattutto perché non si manifestano in concomitanza con l’evento traumatico ma esordiscono solitamente nei primi tre mesi dopo il trauma, essendo altresì possibile un ritardo di mesi o anche di anni prima che siano soddisfatti tutti i criteri necessari per una diagnosi (DSM- 5). Inoltre il PTSD non riguarda solo eventi traumatici di cui si ha avuto esperienza diretta, ma anche accaduti ad altri cui si è assistito o di cui si è venuti a conoscenza se riguardanti un parente stretto o un amico o esposizione ripetuta a situazioni emotivamente estreme.

E’ comunque opportuno ricordare che non tutti gli eventi traumatici della vita portano allo sviluppo di un disturbo post-traumatico da stress. E’ comune infatti che gli eventi traumatici provochino naturalmente una forma di disagio psicologico, ma nel 70-80% dei casi questi sintomi tendono a risolversi spontaneamente con il passare dei giorni. Quando però questi sintomi non si risolvono e continuano a presentarsi in modo molto intenso per un periodo prolungato (almeno 1 mese è il periodo minimo per poter diagnosticare un PTSD) allora siamo di fronte ad un disturbo e come tale va riconosciuto e affrontato grazie anche all’aiuto di un professionista che faciliti la naturale elaborazione dell’evento traumatico.

COME AFFRONTARE UN PTSD

Diverse sono le strategie che possono essere utilizzate per affrontare e guarire il disturbo da stress post-traumatico. Negli anni sono state tentate numerose strategie di intervento che hanno mostrato buoni risultati. La prima cosa da fare se si riconosce di aver avuto un evento traumatico che sta condizionando la propria vita o se si riconoscono i sintomi in una persona vicina, è quello di chiedere aiuto.

Capita frequentemente infatti che persone si vergognino dei loro sintomi o che cerchino di “fare da sole” nell’affrontare il trauma. Questo, al contrario, tende a peggiorare la condizione che lentamente può diventare cronica. La presenza di supporto sociale e familiare sia prima che dopo l’esposizione all’evento risulta infatti essere protettiva. Una delle cose più importanti è quella di rivolgersi al proprio medico di fiducia che può indirizzare ad un medico psichiatra per una prima diagnosi in modo da valutare se l’intensità dei sintomi richiede un supporto farmacologico o meno e ad uno psicoterapeuta con cui iniziare un percorso di psicoterapia. In genere psicoterapeuti specializzati in psicotraumatologia utilizzano, oltre al colloquio clinico, anche test psicometrici per valutare la presenza e la gravità del quadro sintomatologico.

Una delle strategie di elezione per il trattamento psicoterapeutico dei traumi è l’EMDR, acronimo di EyeMovement Desensitization and Reprocessing, una particolare tecnica di trattamento che facilita l’elaborazione dei traumi da parte dei pazienti, sfruttando la stimolazione bilaterale. Particolarmente utilizzata ed efficace si è rivelata anche la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale focalizzata sul trauma e la NET (Terapia dell’esposizione narrativa) che si basa sulla narrazione degli eventi traumatici come strumento terapeutico per ridurre i sintomi correlati al trauma e favorire una ricostruzione coerente della propria storia, utile a recuperare la propria identità e dignità personale. Il trauma infatti rende la memoria frammentata e questo rischia di alterare i ricordi o la loro precisa collocazione nel tempo, generando inevitabile confusione nella persona, dubbi sulla veridicità degli eventi e sulle responsabilità degli stessi, elementi che sul piano clinico possono mantenere e peggiorare il malessere psicologico.

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