Ritirati filetti di pangasio dall’Aldi: pericoloso per i bambini

Nel pangasio alti livelli di clorato, sconsigliato a bambini. Lo segnala l’Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco che ordinato il ritiro dei filetti di pangasio della “Golden Seafood” venduti dalla catena dei supermercati ALDI

Il pangasio, originario del Vietnam, è uno dei pesci più consumati al mondo per il suo basso costo, il sapore delicato e la presentazione del filetto senza pelle o spine. Nonostante il suo basso contenuto proteico e il suo livello ancora più basso di omega-3, non è il profilo nutrizionale a preoccupare, ma piuttosto la sua alta concentrazione di clorato. Questo è l’oggetto dell’allerta alimentare proveniente dalla Germania, dove i filetti di pangasio sono stati campionati, e pubblicata sul sito www.lebensmittelwarnung.de sulla sicurezza alimentare del dicastero della salute tedesco.

La segnalazione è stata lanciata dal sistema di allerta rapido per gli alimenti e i mangimi europeo (RASFF) che ha valutato il rischio per la salute serio. Nello specifico si tratta delle confezioni di filetti di pangasio “Golden Seafood” da 475 g” con la data di scadenza 06.03.2021 e il numero di lotto VN126 VI017, vendute dalla catena dei supermercati ALDI e commercializzate in Germania dall’azienda CLAMA GmbH & Co. KG Steineshoffweg 2 D-45479 Mülheim/Ruh. Dalle analisi di routine in autocontrollo dell’azienda, è stata riscontrata la presenza, in quantità significative, di clorato. Il prodotto in questione si troverebbe in Germania.

“Considerata l’origine dell’alimento – sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – è probabile che sia presente anche sul mercato italiano (anche se al momento non ce ne sono prove). Al riguardo, non si hanno ancora notizie dal Ministero della salute nazionale. In Germania il prodotto, è stato ritirato dalla vendita. A destare più attenzione per i possibili effetti nocivi è soprattutto il clorato, un sottoprodotto dovuto all’uso di cloro nella disinfezione dell’acqua e delle attrezzature per l’elaborazione di prodotti alimentari. Oggi la diffusione diretta di clorati come agrofarmaci non è più autorizzata nell’Unione europea, e anche se l’addizione di cloro negli alimenti di origine animale non è ammessa, è invece consentito a livello nazionale il lavaggio dei vegetali con acqua trattata con questa sostanza. La presenza nei cibi, quindi, può derivare dall’impiego di acqua clorata, nella preparazione alimentare o nella pulizia dei macchinari per la produzione. Questo minerale e i suoi derivati possono entrare nell’organismo se si respira aria contaminata, oppure si ingerisce cibo o acqua. Come per le tutte le sostanze potenzialmente nocive, gli effetti dipendono dalle quantità, dalla durata e dalla frequenza di esposizione, oltre che dalle condizioni del soggetto coinvolto. La prima conseguenza di un sovradosaggio moderato per via alimentare è l’aumento della pressione sanguigna, in quanto il cloro nei cibi si associa al sodio. Se questa condizione perdura negli anni, si favorisce l’insorgenza di accumulo di fluidi, patologie renali e cirrosi epatica, anche se le conseguenze non sono del tutto note. Per gli individui diabetici, alte ingestioni di questa sostanza possono aumentare i valori di glicemia e influire sul trasporto di ossigeno. Quando l’assunzione di cloro è particolarmente elevata e concentrata in un tempo ridotto si parla di intossicazione, che può dipendere sia dall’ingestione sia dall’inalazione. Se la sostanza è presente nell’acqua con percentuali particolarmente alte, si possono verificare forti dolori allo stomaco, vomito, bruciore e gonfiore alla bocca e alla gola, problemi respiratori acuti e accumulo di fluidi nei polmoni. Per chiarire la situazione in merito alla contaminazione, l’Efsa nel 2015 si è espressa evidenziando che un’esposizione a lungo termine al clorato contenuto nei cibi, può essere motivo di preoccupazione per la salute dei bambini, specialmente se con carenze di iodio. Tuttavia, è improbabile che l’assunzione totale in una sola giornata, anche ai livelli più elevati stimati, possa superare il limite di sicurezza raccomandato.