«Mose, i veneziani mai ascoltati ora subiscono il malaffare»

Il presidente della municipalità centro storico Martini: «Brugnaro non ha fatto nulla in quattro anni, ma i colpevoli sono tutti (tranne Cacciari)»

«Disperazione, tristezza, ma anche rabbia. Verso chi ha la responsabilità di non aver tutelato Venezia». Il giorno dopo l’Acqua Granda 2019 Giovanni Andrea Martini, presidente della municipalità di Venezia-Murano-Burano, cammina tra le calli, tra la gente. Raccoglie la voce dei cittadini e punta deciso il dito sul Consorzio Venezia Nuova: «C’è disperazione, ma non rassegnazione. I veneziani stanno lavorando a liberare le case dall’acqua, a buttar via mobilio, alcuni sono senza luce. E’ una situazione triste, molti hanno attività aperte di recente e non ricordavano e non hanno vissuto l’alluvione del 1966. I danni sono ingentissimi: cucine, impianti, frigoriferi. Anche gli appartamenti rialzati stavolta sono andati sotto. E non si può dare sempre la colpa agli eventi eccezionali. Era accaduto 53 anni fa e la città sta ancora aspettando, da allora sono stati spesi miliardi e miliardi per il Mose che sono stati sottratti alla città perché il Consorzio che avrebbe dovuto realizzarlo, era l’unico a cui arrivavano i finanziamenti dalle leggi speciali e che ha tolto risorse a Venezia».

Popolazione ignorata

Lo scandalo del Mose scatena l’indignazione popolare, al pensiero della conta dei danni milionari. Il veneziano doc Martini è perentorio: «La questione di fondo è che i cittadini di Venezia, che vivono e conoscono la città, non sono stati ascoltati quando sul Mose hanno avanzato perplessità, critiche e opposizioni. Ed è tristemente ridicolo che avessero programmato il primo innalzamento delle paratoie, bloccando poi tutto, proprio il 4 novembre e solo qualche giorno dopo sia arrivata la marea eccezionale». Sulle cause della sciagura le responsabilità secondo lui sono precise: «Questo si deve sicuramente a fattori climatici, alle maree eccezionali, ma il problema è che la città doveva essere pronta. Il Mose doveva essere inaugurato 15 anni fa, non è ancora stato ultimato e questo la dice lunga su come sono andate la cose. Ci sono responsabilità dirette di tutti quelli che attorno al Mose hanno fatto una fortuna e sono in giro per il mondo, certo hanno avuto condanne e altro, ma hanno lasciato Venezia senza protezione. Oggi pensare a un Mose che funzioni a tutti sembra quasi una cosa fantastica, poco reale. La stragrande maggioranza dei veneziani non crede che succederà mai».

Responsabilità di tutti

Oltre al Consorzio incaricato della realizzazione della “grande opera”, le responsabilità per Martini «di tutti quelli che dovrebbero portare questa voce a Roma, Regione compresa. Negli anni dell’approvazione del Mose con il sindaco Cacciari la città era rappresentata, aveva espresso la sua contrarietà, c’era stato un ascolto. Da allora in poi gli ostacoli non si sono mai risolti perché cresceva questa potenza di malaffare che ha imbavagliato un po’ tutto, che è riuscita a comprare un po’ tutto e a raccontare alla gente che sarebbe stato stupendo. Questo malaffare con soldi dello Stato ha permesso a certe persone di portare a casa un risultato straordinario, un arricchimento personale, ma creando un danno terribile alla città. C’è stato un depauperamento delle risorse, con quei soldi si sarebbe potuto fare molto e Venezia adesso non sarebbe esposta in questo modo».

«Brugnaro non ha fatto nulla»

Sui social piovono già le accuse alla politica, sindaco Luigi Brugnaro compreso, e non si fermano neanche oggi le polemiche sul referendum per la separazione tra Mestre e Venezia. «Il tema è ampio e complesso – spiega Martini – di certo le responsabilità di Brugnaro ci sono perché in quattro anni non ha fatto niente: la tutela che poteva portare a casa, la pressione perché il Mose potesse essere finito… tutto quello che era nelle sue possibilità nei confronti dell’autorità regionale e nazionale non l’ha fatto. Addossare però a Brugnaro la responsabilità di quanto è successo è troppo. Certo ci sono state delle falle sulle previsioni. Tutti erano preparati a 1 metro e 40, poi sono stati 55 centimetri in più. L’amministrazione comunale ha delle responsabilità sulle previsione e sull’allerta». Il presidente della municipalità in vista del referendum del 1° dicembre andrà a votare («invito a farlo, è importante») ma preferisce non esprimere la sua preferenza. Anche se sulla separazione spiega: «Difficile dire se aiuterebbe in situazioni come questa ma uno statuto speciale sarebbe già importante per tutelare le peculiarità di Venezia. E’ evidente che se ci fosse un amministrazione illuminata, non quella che abbiamo, ci sarebbero la giusta attenzione e la forza anche per la gestione di realtà delicate e specifiche. Il sindaco Brugnaro è stato un problema grande sul piano della tutela della laguna e della gestione dell’acqua al suo interno. Penso agli interventi per le grandi navi, di apertura dei canali, alla linea che ha portato avanti».