Nuova Pediatria, Padova ostaggio del coro unanime. Ma progetto non sta in piedi

Chi lo difende si nasconde dietro la volontà di mettere al primo posto i piccoli malati. Ma dall’area scelta all’impatto ambientale, troppi i punti di domanda

A leggere i giornali di Padova degli ultimi giorni si percepisce tutta la preoccupazione e il nervosismo di chi deve difendere il proprio progetto sapendo che questo è molto fragile. Il direttore generale dell’azienda ospedaliera Luciano Flor (in foto), il presidente regionale Luca Zaia, il sindaco Sergio Giordani, il direttore della clinica Perilogno, il professor Merigliano, tutti hanno espresso con interventi sovrapponibili la volontà di mettere al primo posto i bambini malati e quindi di procedere con il piano attuale della nuova pediatria a qualunque costo (oltre 19.000 metri quadri a ridosso del bastione Cornaro). Ma si sono astenuti dal rispondere alle accuse mosse dalle associazioni e alle evidenze della Soprintendenza. Arroccarsi dietro il diritto dei piccoli pazienti di avere una nuova sede per le cure pare, infatti, sia l’unico argomento difensivo sul nuovo edificio, che nonostante le criticità si vuole far procedere in tempi rapidi, anzi rapidissimi.

Se di tempi si vuole parlare, non si capisce come mai nessuno parli dei due anni per la fase progettuale, che ha incontrato non pochi problemi proprio a seguito della scelta di un’area, quella a ridosso delle mura, già congestionata: uno spazio troppo piccolo per far nascere il polo mamma-bambino più volte promesso; una volumetria ripetutamente aumentata, ma appena sufficiente per la sola pediatria; o i problemi con i vani tecnici e i collegamenti con ostetricia. Nessuno peraltro nomina i 5 anni – ad essere ottimisti – che ci vorranno per vedere i bambini occupare il nuovo edificio così come è stato progettato e che, come ricorda il professor Baraldi direttore del reparto di terapia intensiva neonatale, «si discute da più di vent’anni» (Corriere della Sera, 12 novembre 2019). Per cui viene da pensare che i «bagni inadeguati, sei bambini per stanza, mamme che dormono per terra», non sono un’urgenza di oggi, ma già lungamente (e colpevolmente) protratta nel tempo.

Ma allora, come si spiega che l’attuale emergenza sia diventata tale da aggirare ogni obiezione? Il dg Flor accusa che «da marzo 2017, cioè da quando abbiamo avviato questo percorso per l’urgente necessità di dare ai bambini malati e alle loro famiglie un posto più grande, moderno e dignitoso in cui stare, nessuno degli enti che hanno voce in capitolo, Soprintendenza compresa, ha mai messo agli atti un documento ufficiale in cui si dice contrario», ma forse sbadatamente dimentica i numerosi articoli sui giornali con le preoccupazioni delle associazioni (cito solo il primo del Comitato Mura, Mattino di Padova 5 luglio 2017) o le richieste di chiarimento alla Soprintendenza e alla stessa Azienda Ospedaliera (reiterate in più date da inCivilis Padova). Azioni che non hanno avuto risposta. E’ stravagante che Flor dichiari che nessuno aveva espresso opinioni contrarie, visto che il capo settore all’Urbanistica nel parere agli atti della Conferenza dei Servizi, dice che «sotto il profilo urbanistico, le previsioni dell’intervento non sono conformi allo strumento attuativo – Piano Particolareggiato»; o che la Soprintendenza in battuta finale si riservava di esprimersi «in un momento in cui la progettazione lo consentirà». Pareri positivi solo parzialmente, allora, anche nei documenti “ufficiali”.

Soprintendenza per altro, che vede l’incarico in mano a Vincenzo Tinè, arrivato da poco a Padova, ma con le idee ben chiare su quello che è il suo ruolo e i temi e i doveri che gli competono. Sue le dichiarazioni più tecniche e pertinenti: «i problemi sono di volumi e di misura. L’edificio così com’è progettato ha un impatto paesaggistico enorme e la qualità architettonica generale è bassa. Il nostro intento non è quello di mettere i bastoni fra le ruote ma quello di fare le cose per bene» (12/11/2019 Gazzettino). Perciò, a prescindere dall’esito, la sua analisi è l’unica che si può considerare professionale, oggettiva, e non condizionata da posizioni emotive o strumentali. E’ questa infatti la modalità di chi gli ostacoli li vuole risolvere, e non nascondere.

(ph: https://www.youtube.com/channel/UCR_Oy2YIMTy4Rdl4S48ZbhA/featured)