Disastro a Venezia non é un’eccezione: sarà la regola

Resti delle alluvioni e innalzamento del livello del mare sono fenomeni ormai stabili. Ma il Mose non é mai stata la soluzione

Piaccia o meno, Venezia ci sta parlando del nostro futuro. Futuro prossimo. L’altro ieri con l’acqua a 187 cm è stato sommerso l’85% della città. L’allagamento dipende dalla diversa altitudine dei punti di Venezia: passiamo dal punto più basso, San Marco a 80 cm, a Rialto a 103 cm.

Le cause prime dell’aumento degli episodi di alta marea sono dovuti all’effetto della “subsidenza” da una parte e dell’innalzamento del livello del mare dall’altra. La subsidenza è un fenomeno naturale causato dai depositi alluvionali della pianura padana che si compattano. L’incremento medio del livello dell’acqua marina si deve a quello delle temperature e alla contrazione dei ghiacci polari. Basta guardare senza pregiudizi alcuni numeri che misurano il numero delle maree superiori a 1 metro e 10 centimetri: tra il 1920 e il 1929 sono state tre; 1930 e il 1939 otto; tredici tra il 1950 e il 1959, trentuno tra il 1960 e 1969, e 44 tra il 1990 e il 1999. Nel 2012 invece sono state un metro e 49 e lo scorso anno, a ottobre, 1,56.

Martedì sera dopo 53 anni l’acqua è arrivata a 187 centimetri cioè 7 cm  in meno del massimo di 194 cm rilevato il 4 novembre del 1966. Un evento,  quest’ultimo, la famigerata Acqua Granda, che comunque si collocava in una eccezionale situazione metrologica che colpì tutto il Centro Nord con l’alluvione  a Firenze e nel Vicentino. Una marea è considerata eccezionale quando supera i 140 cm sul livello medio  del mare. Dopo il 2000 e fino  a martedì il dato è sconvolgente:  ben dodici eventi, una marea ogni 19 mesi.

Analizzando le emissioni di gas che producono una temperatura planetaria più elevata si nota che sono aumentate ogni decennio da una media di 11,4 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno negli anni ’60 a una media di 34,4 GtCO2 l’anno nel periodo 2008-2017. Le emissioni nel 2017 avevano raggiunto 36,2 GtCO2, di cui il 40% era dovuto alla combustione del carbone, il 35% del petrolio, il 20% del gas, il 4% del cemento. Oggi siamo a 47 miliardi di tonnellate.

L’ultimo rapporto del comitato internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC)  afferma che “il mare non è un nemico dell’uomo”. E’ vero il contrario: noi uomini stiamo minacciando l’ambiente marino (e di conseguenza la criosfera, la parte ghiacciata del nostro pianeta). E le conseguenze potrebbero essere molto pericolose: non solo per chi abita in zone costiere o in alta quota, ma per tutta la popolazione mondiale.

In tutti questi anni come hanno risposto le istituzioni? Realizzando un sistema di interruzione del flusso di acqua alle bocche di porto, il Mo.S.E (Modulo Sperimentale Elettromeccanico). Gran parte delle critiche e delle denunce sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla laguna erano state avanzate da associazioni ambientaliste e cittadini, inascolati e con soli quattro politici contrari: l’ex sindaco di Venezia Cacciari, l’ex ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, quello della Ricerca Fabio Mussi  e l’allora consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin. Bisognava però andare avanti con il carico di tangenti e corruzioni. Tutti gli altri a favore, a partire dal centrodestra per continuare con il centrosinistra di Prodi, Amato e Di Pietro. Nonostante una valutazione di impatto ambientale (Via) negativa. Ripetiamo: negativa.