Avere la faccia come il Mose

Cronistoria delle partenze annunciate di un’opera mai partita. Nemmeno il Sior Intento avrebbe fatto di meglio

La preveggenza è la (presunta) capacità di predire il futuro. Una tentazione fascinosa, da adoperare o subire; perfino un mestiere da inventarsi, dalle zingare in su, passando per lettori di mani altrui, cartomanti, maghi, eh sì magari anche qualche scienziato con la patente di futurologo, o un Casaleggio padre visionario. Ma i più indifesi di fronte alle lusinghe della preveggenza sono i politici di ogni epoca e grado: il futuro è il luogo dell’avverarsi delle promesse, propellente inesauribile del consenso.

Allora vai con la divinazione senza paracadute: con il rischio ex post di un’incriminazione che nessuno farà mai per abuso della credulità popolare. Il Mose di Venezia è la vittima più illustre di questa corsa alla preveggenza, la più lunga della storia italiana: sta durando da trent’anni. Il Modulo Sperimentale Elettromeccanico a tutt’oggi non c’è, e se c’è al 94 per cento comunque non funziona, ma a scorrere dichiarazioni e annunci ripetutisi ciclicamente per lustri dovrebbe esserci eccome. Già l’idea frullava per la testa agli inizi degli ’80 e ci ha messo sette anni a diventare qualcosa di più concreto, un progetto da portare avanti.

Quanto avanti, nessuno avrebbe immaginato. Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, fu tra i primi a vedere il progetto redatto dal Consorzio Venezia Nuova, ed era il 1989. Fu tra i secondi ad occuparsene come presidente del consiglio, tirando dritto sulle critiche e stanziando fondi. Ed ecco che, quasi stupito, l’altro giorno a Venezia se ne esce con «il Mose doveva essere finito 15 anni fa», cioè secondo i suoi calcoli nel 2004. Peccato che la prima pietra sia stata messa nel 2003. La preveggenza a ritroso è ancora più perfida.

Ci sono versi popolari intramontabili: «Questa xe a storia de Sior Intento/che dura tanto tempo/che mai no se destriga /vuto che te a conta /o vuto che te a diga?». Su misura per il Mose, che è come la Torre di Pisa, ma alla rovescia: che scende, che scende, ma mai non vien su. Eppure ci scommettevano, sulla «più grande opera idraulica al mondo di tutela ambientale». La frase altisonante è di Silvio Berlusconi, il primo a sbilanciarsi, anzi a dare certezze. Se il 13 maggio 2003, alla vigilia della posa della prima pietra fatta di sua mano, aveva definito il sistema di dighe mobili «ingegnoso, addirittura geniale», due anni dopo diventa categorico in un’intervista a Repubblica: «Tutti dubbi sono stati risolti, non si torna indietro. Lo inaugureremo nel 2011». E nello specifico: «Sui possibili miglioramenti ci sarà un confronto tecnico. Il tutto senza che questo freni o ritardi in alcun modo l’esecuzione delle opere. Il costo sarà di 4,3 miliardi». Il suo ministro Pietro Lunardi dava la data precisa: «I lavori cominceranno subito e saranno conclusi nel giro di 8 anni». Appunto, nel 2011. Otto anni fa.

Prima, più ottimista di Berlusconi (difficile), era stato Giancarlo Galan, presidente della Regione: la quale Regione poco c’entra con la realizzazione del Mose, tutto giocato tra i ministeri romani e il Consorzio Venezia Nuova, ma insomma è lì, sotto il pelo della laguna, pronto a dare soddisfazioni. Siamo nel 2001, al via libera del Comitato per Venezia, l’entusiasmo di Galan è sincero, equamente diviso tra investimenti e tempi:«Il Mose costerà dai 5 ai seimila miliardi (di lire) e sarà pronto in 8 anni. E’ una giornata storica», di cui forse s’è persa la memoria non fosse per le previsioni sballate. Otto anni dopo, nel 2009, il Mose boccheggiava, e i seimila miliardi di lire, tre miliardi di euro, sono più che raddoppiati. In quell’anno è l’allora ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli a rinfrancare i dubbiosi: «Siamo a metà dell’opera. Entro il 2014 dovrebbe essere completata». Salvato dal condizionale, ma non dalla magistratura che lo condannerà in primo grado a 4 anni, e nemmeno dalla morte che se lo prende nel 2017.

La Regione Veneto è fuori dalle procedure per l’esecuzione dell’opera (oddio, fuori: chiedete a Galan) ma non può esimersi dal celebrare i futuri successi. Ci mette la firma, fisicamente, Luca Zaia, che nel 2010 è presidente: in vista ai cantieri, scrive il suo nome su un cassero, «con tanto di dedica ai lavoratori impegnati a completare l’opera entro il 2014», scrive un’agenzia. Il «grazie» di Zaia si incaglia nella lentezza dei finanziamenti, che fanno slittare la fine lavori «al 2016». Lo assicura l’ennesimo ministro, questa volta è Maurizio Lupi titolare dei Trasporti: «I tempi saranno rispettati, entro il 31 dicembre 2016 devono assolutamente essere conclusi i lavori». Ripesca la dichiarazione il Fatto Quotidiano, che sottolinea quell’«assolutamente. Con Lupi non sono finiti i tempi cupi, anzi cominciano: c’è l’inchiesta della Procura di Venezia per la Tangentopoli legata al Mose.

Gli arresti e il processo zittiscono per un po’ i preveggenti che hanno altro a cui pensare. Il tourbillon distrugge l’immagine di un Veneto incontaminato (ma quando mai?) ma non le opere che continuano ad avanzare, per la verità pianino. Un paio d’anni dopo ci pensa Graziano Delrio, sullo scranno delle Infrastrutture, a ridare fiducia dopo la tempesta: «Il completamento del Mose sarà fatto entro il 2018». Ma le cose le sanno meglio i tecnici: a marzo 2017 Roberto Linetti, provveditore interregionale alle opere pubbliche del Veneto, dichiara al Gazzettino: «Il Mose, dopo una fase di preavvio della durata di un anno a partire dal 30 giugno 2018, sarà del tutto operativo e consegnato chiavi in mano entro il 2019». Peccato non sia successo e non possa succedere. Nel 2018 a poco serve un’interpellanza del deputato Nicola Pellicani: si sono persi quattro anni, i lavori sono rallentati, invece che del completamento del Mose si chiede il completamento del finanziamento…

L’agenzia Ansa è sempre puntuale e riferisce le previsioni: un mese fa scriveva che, «il completamento degli impianti definitivi è previsto per il 30 giugno 2020». Ma anche all’Ansa tocca aggiornarsi, in queste ore: la consegna del Mose, dopo gli ultimi collaudi, è fissata al 31 dicembre 2021. Il sior Intento era un dilettante.

(Ph. Facebook – Intrashwetrust)