Processo Pfas, Associazioni di Categoria assenti

Lo rende noto la deputata del Gruppo misto Cunial: «Coloro che rappresentano e dovrebbero tutelare gli interessi di agricoltori e pescatori non si sono ancora dichiarati parte civile»

“Con il deposito di 210 richieste di costituzione di parte civile è iniziata davanti al Gup di Vicenza l’udienza preliminare del processo a carico degli ex e attuali vertici della Miteni per la contaminazione da PFAS delle falde acquifere dell’area tra le province di Vicenza, Padova e Verona. Sorprende scoprire che proprio le Associazioni di Categoria, coloro che rappresentano e dovrebbero tutelare gli interessi di agricoltori e pescatori, tra le principali vittime di questo disastro ambientale, non si siano ancora dichiarati parte civile così da garantire al meglio i diritti dei propri iscritti e ridare dignità alle tante aziende coinvolte, loro malgrado, nella questione PFAS”, afferma Sara Cunial, deputata del Gruppo Misto.

“È sempre più evidente che proprio queste categorie siano tra le principali parti in causa di questa irrimediabile catastrofe, causa della contaminazione delle acque e dell’avvelenamento dei prodotti alimentari che vengono coltivati e pescati – continua Cunial – Da anni, medici, ricercatori e associazioni di cittadini chiedono un urgente intervento legislativo che proibisca la produzione e la commercializzazione degli alimenti contaminati da PFAS, a difesa della salute dei consumatori veneti e delle altre regioni dove tali prodotti vengono distribuiti. ISDE Veneto, documenti scientifici alla mano, già nel 2015 chiedeva di provvedere a sospendere la loro commercializzazione e di adoperarsi per un’azione più intensa e decisa contro l’inquinamento da PFAS su alimenti e acqua potabile. All’epoca Coldiretti inviò addirittura una diffida ai medici perché le informazioni da loro espresse (assieme al Coordinamento acque libere dai PFAS) stavano ‘ingenerando un allarmismo diffuso fra la popolazione, con una ricaduta notevole in danno ai coltivatori e allevatori della zona’. Intanto – aggiunge Cunial – politici e funzionari per anni si sono spesi ad avallare acriticamente le versioni della Miteni sostenendo che gli alimenti prodotti nella zona rossa fossero sicuri e non costituissero una fonte di contaminazione per la popolazione e per i consumatori. Ed oggi, che l’economia locale è irrimediabilmente danneggiata e che il coinvolgimento nel danno economico è enorme perché non costituirsi parte civile garantendo così tutela e riscatto ai propri soci? Ho chiesto direttamente alle Associazioni in questione ed ai suoi dirigenti locali e regionali un gesto di dignità e di coraggio, nel rispetto dei loro iscritti e di tutti i cittadini italiani. Dopo i depositi, il giudice ha rinviato l’udienza al 25 novembre prossimo, termine ultimo per costituirsi parte civile in uno dei processi più importanti d’Italia. Quel giorno – conclude Cunial – mi auguro siano presenti tutti coloro che vogliono tutelare e rivendicare gli interessi dei nostri agricoltori e dei nostri cittadini, per poter essere ricordati dalla parte giusta della storia”.