«Cattolica, basta gestione feudale: cambiare regole o si rischia la spa»

Lovati Cottini sull’era Bedoni: «Abbiamo già visto a cosa portano gli uomini soli al comando». L’ex ad Minali? «Bravo manager»

Pacato, anzi curiale nei modi, ma duro nella sostanza. L’avvocato veronese Giuseppe Lovati Cottini, assieme all’imprenditore Luigi Frascino uno dei due co-firmatari di un “manifesto” per rinnovare Cattolica Assicurazioni, prova l’assalto alla cittadella del potere di Paolo Bedoni, presidente per ben tredici anni di un cda che di recente ha sloggiato Alberto Minali dopo due anni da amministratore delegato, con risultati oggettivamente ottimi (84 milioni di utile, + 15%). Motivo neanche tanto ufficioso della defenestrazione: il presunto disegno dell’ex ceo, smentito dall’interessato, di trasformare la compagnia da cooperativa a società per azioni, passando dal regime mutualistico, dove i voti si contano, al sistema compiutamente capitalistico dove invece si pesano (in un’intervista al Mattino di Padova, ha parlato però di necessità di «evolvere»). Minali comunque é rimasto nel board e intende dare battaglia. Che viaggia parallela, almeno stando alle dichiarazioni, con quella di Lovati Cottini. Ex presidente Agec, molto noto in riva all’Adige, un’antica amicizia con lo storico parlamrentare e ministro democristiano Gianni Fontana di cui deve aver assorbito un po’ dello spirito, l’avvocato capofila degli anti-bedoniani naturalmente non vuole farne una questione personale con il presidente: «la nostra iniziativa non ha niente a che vedere con lui o con l’ex ad, quel che importa sono quelle che abbiamo chiamato “regole di buon governo”».

In breve: mettere un tetto all’età (75 anni), al numero dei mandati del consiglio d’amministrazione (massimo 3, e chi li ha svolti «perde i requisiti, cioè il presidente e la vicepresidente a lui molto vicina»), rendere la presidenza un incarico di rappresentanza (e non «parzialmente esecutiva» com’è adesso) e garantire la trasparenza sui compensi dei vertici (quello presidenziale da tagliare di un terzo) e sulle modalità di voto delle assemblee. Non sarà un attacco a Bedoni (compenso annuo: 1 milione 128 mila euro, come i grandi banchieri), ma di fatto lo è. Quanto a Minali, la concomitanza con il suo siluramento non può essere casuale: «l’eliminazione di Minali ci ha dato una fonte di preoccupazione in più», spiega Lovati Cottini, «molti soci vedono in lui un manager capace e di garanzia». Insomma altro che non più collimante con la visione di Cattolica, la strategia di Minali, come sostiene il cda. «Noi, lo sottolineo, non siamo contro il modello cooperativo. Ma dev’essere virtuoso, non se è gestito come un feudo. Il presidente, avendo in mano il cda, di fatto governa la compagnia. A noi interessa dare nuove regole per una buona gestione. Di situazioni con un solo uomo al comando ne abbiamo già viste in Veneto, mi pare».

Lovati Cottini e Frascino chiedono che si indichi un’assemblea straordinaria, per la quale serve un quarantesimo degli azionisti aventi diritto al voto. «Riteniamo che gli assi portanti di Cattolica», dice, «siano anzitutto i soci, tutti, che sono sovrani; tutti i collaboratori, e l’intera rete agenziale della compagnia. Troppe volte abbiamo assistitito a un uso improprio di questi assi». Il riferimento è è puramente non casuale all’organizzazione assembleare del voto. L’avvocato continua: «so che la nostra iniziativa sta destando qualche perplessità in parte dei vertici, e non ne comprendo il motivo, anzi». Oddio, si può immaginare che Bedoni & C non l’abbiano presa benissimo. «Sono convinto che sarebbe utile discutere nel merito insieme», ribatte Lovati Cottini, «se vogliamo aiutare la compagnia. Noi, ripeto, vogliamo migliorare il modello cooperativo, e questo dovrebbe essere anche nell’interesse degli attuali vertici. Mi stupisco che proprio loro non siano d’accordo con l’indire un’assemblea: cosa non condividono esattamente? Il tema vero è la buona gestione dell’azienda». Ma a parte gli ultimi due anni con Minali, in passato com’è stata la gestione? Quanto ha pesato l’intreccio di quote e cariche incrociate nei cda con la Banca Popolare di Vicenza, che ha generato un pesante negativo su Cattolica dopo il crollo dell’istituto per vent’anni guidato da Gianni Zonin (di cui Bedoni è stato al fianco dal 2007 al 2012)? Lovati Cottini risponde scandendo le parole: «Ho il dubbio che non sempre la gestione politica e la corretta gestione amministrativa e finanziaria coincidano, e ritengo che il corretto equilibrio debba essere regolato da norme statutarie che lo aiutino e dall’assoluto rispetto delle norme in genere».