Vicenza, Cabs denuncia: «Uccisi 800 uccelli di specie protette»

L’associazione antibracconaggio Cabs denuncia l’abbattimento di uccelli di specie protette in provincia di Vicenza e chiede pene più severe. «Ottocento uccelli morti in maggior parte appartenenti a specie protette. Picchi, falchi, pettirossi ed altri ancora che facevano da “compagnia” a ben 14 reti da uccellagione, otto armi lunghe denunciate, una non denunciata, 500 munizioni, avifauna viva protetta ed altro materiale verosimilmente relativo alla cattura ed allevamento dei volatili. Il tutto trovato dai Carabinieri Forestali in provincia di Vicenza, presso i locali nella disponibilità di un soggetto che, in base a quanto riportato dalla stampa, sarebbe un cacciatore» si legge in comunicato dell’associazione.

E non si tratterebbe dell’unico caso. «Congiuntamente a questa prima operazione i Carabinieri Forestali davano conto di altro intervento relativo ad un secondo soggetto al quale il porto d’armi sarebbe già stato in precedenza revocato – prosegue la nota -. In questo caso le reti per uccellagione finite sotto sequestro sarebbero state addirittura 21. Nove le armi ritrovate di cui due non denunciate così come sarebbero 1138 le munizioni spezzate di diverso calibro. Poi ancora tre richiami acustici elettromagnetici ed altro ancora. Anche in questo caso non sono mancate le notizie di sequestro di avifauna protetta viva, una settantina di animali morti di specie cacciabile, 39 di specie protetta ed addirittura 115 tra quella particolarmente protetta».

«Quanto riferito in questi giorni dagli organi di stampa – commenta l’associazione – ben rappresenta ancora una volta la drammatica situazione relativa alla protezione della fauna italiana. Non manca quasi giorno che non vengano diffuse notizie di sequestri di fauna ed armi o altri strumenti venatori comunque di uso non consentito o inidoneo. Ce ne sarebbe abbastanza per un forte intervento del legislatore in favore dell’inasprimento della pene ed un incentivo concreto ad una maggiore integrazione di personale specializzato nella lotta del bracconaggio».

«La legge che regolamenta la protezione della fauna omeoterma e il prelievo venatorio –  denuncia il Cabs –  è vecchia di decenni e palesemente inadeguata alla situazione attuale, finanche nelle sanzioni tutte di derivazione, per quanto riguarda i reati, contravvenzionale. Chi viola la legge – hanno concluso i protezionisti – dovrebbe essere colpito con i più decisi reati – delitti, come quelli che già da tempo sono stati posti a deterrente dei maltrattamenti ed uccisione di animali di cosìddetta affezione».

(Ph. Facebook – Cabs antibracconaggio)

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