Veneto, negare il cambiamento climatico é suicida (anche per la Lega)

Sulla cementificazione non solo non é stato fatto nulla, ma si vuole peggiorare la situazione. Salvo poi incolpare la natura

L’alluvione del 2010 in Veneto è stata una prova di cosa può accadere e cosa sembra prospettarsi nei prossimi giorni. Venezia è nelle condizioni che sappiamo e forse per una quindicina di anni il Mose, una volta finito e azionato, qualcosa farà. Pochissimo o nulla invece è stato fatto su fiumi e montagne. Addirittura sono state create le condizioni per un aumento dei rischi, e il riferimento é al consumo e cementificazione del suolo. Il Veneto lo scorso anno ne ha consumato per 923 ettari. Nel trentennio 1970/2010 sono stati inghiottiti dal cemento 3794 ettari all’anno (fonte: professor Tempesta, Università Di Padova).

Appare incredibile che con questi dati e con i rapporti sul riscaldamento globale, in Regione hanno il coraggio di elaborare un Piano dei Trasporti da 22 miliardi di euro con autostrade, strade, linee ferroviarie, tangenziali come se gli allarmi e la necessità di adattare infrastrutture e territori fossero richiami senza senso. Un piano che hanno chiamato “PRT Veneto 2030: Mobilità sostenibile per un Veneto connesso e competitivo“, sottoposto a quella procedura obbligatoria che si chiama valutazione ambientale strategica (VAS) che ha lo scopo di “ pesare” gli impatti ambientali sul territorio veneto .

VAS che nel documento di riferimento, che si chiama “Rapporto Ambientale”, dedica due righe al consumo di suolo con il ridicolo riferimento alla legge regionale LR 14/2017, che con le sue 15 deroghe rappresenta una spinta ad ulteriori colate di cemento. Nessuna meraviglia: il coordinatore scientifico è Ennio Cascetta, un consulente sulla Tav, per un decennio assessore di Bassolino e già a capo dell’Ufficio di Missione del ministero dei Trasporti gestione Delrio. Non un solo riferimento al rischio climatico, ignorato da ingegneri e consimili mentre viene preso in considerazione perfino dalle banche centrali. Nel 2017 i banchieri centrali hanno costituito il “Network for Greening the Financial System” per definire i criteri dei pericoli del clima sugli investimenti.

Non c’é un solo nome di docente della autorevolissima Università d Padova, come il professor Da Deppo, professore emerito di costruzioni idrauliche al dipartimento di ingegneria civile, edile e ambientale, o il professor D’Alpaos del dipartimento di ingegneria civile, edile e ambientale, che da tempo predice, inascoltato, un quadro esplosivo di emergenze prossime, aggravate da «errori di pianificazione territoriale, attuata nella più assoluta ignoranza della rete idrica».

E’ quasi un quarto di secolo che la Lega governa in Veneto. Le opere di protezione da fare si conoscono: ampliamento degli alvei dei fiumi nel tratto di pianura e costruzione di invasi per assorbire le piene. Non è stato fatto quasi nulla, salvo poi, quando si verificano i disastri, invocare lo stato di calamità chiedendo soldi da gestire come Regione e incolpare la matrigna natura.

Oggi la protezione idrologica del Veneto è attuata da 45 serbatoi artificiali nei corsi d’acqua veneti e realizzati più di mezzo secolo fa. I disastri dell’alluvione del 2010 e l’emergenza Venezia sono la condizione del futuro prossimo Veneto. Nel 2010 furono 235 i Comuni interessati all’alluvione su 574. Famiglie e imprese interessate: 10040. 1 miliardo di danni riconosciuti. La Lega dovrebbe preoccuparsi del cambiamento climatico. Potrebbe generarne uno elettorale.

(Ph. Sisef)