«Macachi come cavie all’Università di Verona»

La denuncia è partita dai consiglieri del Partito Democratico Zanoni e Bigon

“L’Università di Verona utilizza dei macachi come cavie per dei test sui meccanismi cerebrali dell’attenzione, nella totale segretezza, una pratica violenta e disumana. La Regione ne è a conoscenza ed ha intenzione di intervenire per far cessare queste sperimentazioni? Ricordiamo che il maltrattamento degli animali è punito penalmente”. È quanto chiedono i consiglieri del Partito Democratico Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni, primi firmatari di una interrogazione firmata anche dai colleghi Graziano Azzalin, Claudio Sinigaglia e Francesca Zottis, oltre a Cristina Guarda e Patrizia Bartelle (che insieme a Zanoni e Bigon costituiscono l’Intergruppo per il benessere e la conservazione della natura e degli animali).

“La cosa più inquietante è la segretezza attorno all’intera vicenda, che andrebbe avanti da oltre venti anni all’interno del dipartimento di Neuroscienze Biomedicina e Movimento, emersa nei giorni scorsi grazie alla protesta di un medico che si è incatenato dentro la biblioteca universitaria. Secondo quanto denunciato dalla Lav, un macaco è morto dopo che gli erano stati estratti gli elettrodi dal cervello, ma la sperimentazione è proseguita e cinque anni fa sono arrivati altri due esemplari. Si tratta di pratiche inaccettabili e penalmente perseguibili: l’articolo 544 ter prevede infatti la detenzione da 3 a 18 mesi, o multe da 5 mila a 30 mila euro, per chi maltratta gli animali, somministra loro farmaci stupefacenti, o li sottopone a trattamenti che procurano danni alla loro salute. Sollecitiamo quindi la Regione ad attivarsi nelle sedi competenti affinché questi esperimenti vengano definitivamente abbandonati”.

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(Ph Essere Animali)

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