Veneto flagellato, Zaia: «Danni superano il miliardo e mezzo»

Il presidente parla del Mose: «Ricordiamo a tutti che non è un cantiere della regione. L’abbiamo “ereditato” e non lo gestiamo noi, per cui ci dicano la data in cui entrerà in funzione»

Il presidente del Veneto Luca Zaia, durante la conferenza stampa dov’è stato fatto un primo e sommario bilancio dei danni nelle aree colpite dal maltempo ha dichiarato: «Siamo stati colpiti a 360 gradi. Ieri abbiamo visto una situazione devastante nel Veneto Orientale, uno senario simile a quello dell’alluvione del 2010, con tratti di territorio, per fortuna poco popolosi, duramente colpiti. Ad oggi direi che ci siano più di mezzo miliardo di euro di danni».

Solo per quanto riguarda il litorale Zaia fa l’elenco della devastazione: «La spiaggia di Bibione ha perso almeno 1500 posti ombrelloni, la foce del fiume è dimezzata, sono stati strappati dalle mareggiate tutti i sotto servizi: fibra ottica, impianti idrici, tutto da rifare e almeno 100 mila metri cubi di sabbia è stata spazzata via dal mare. Sono state erose anche le spiagge di Caorle, Eraclea, Jesolo. Stessa devastazione ed erosione l’abbiamo vista a Sottomarina, Rosolina, Sacca Scardovati dove una 70ina di magazzini degli allevatori di militi sono state sradicati dal vento e scagliati a cento metri di distanza. Il conto dei danni delle spiagge sarà pauroso, ma noi le spiagge le avremo pronte e più belle di prima e apriremo regolarmente la stagione». Per quanto riguarda la città di Venezia, Zaia ha precisato che «il sindaco, che è stato nominato commissario per l’emergenza, è nelle condizioni di fare una stima più precisa, ma si parla di oltre un miliardo di euro e penso che si vada su quell’ordine di grandezza».

Poi il presidente affronta il delicato tema del Mose. «Speriamo si faccia subito ma ricordiamo a tutti che non è un cantiere della regione. L’abbiamo “ereditato”, non lo gestiamo noi, per cui ci dicano la data in cui entrerà in funzione». Zaia ha poi ricordato la storia dell’opera: «La decisione di salvaguardare Venezia è stata presa dopo l’inondazione del 1966. Nel 1984, dopo un concorso di idee che non ha funzionato, è stato pensato un progetto unico. Nel 1989 è arrivato il progetto preliminare, nel 1992 il progetto definito, nel 2003 l’inizio dei lavori con l’apertura del cantiere gestito dal Consorzio Venezia Nuova. Nel 2010 diventai presidente della Regione e andai in visita al cantiere e ci dissero che era un’opera impegnativa. Arriviamo al 2014 con l’inchiesta sulle tangenti che ovviamente ha creato qualche problema e da allora è calato il silenzio sul Mose. Sono stati così nominati tre commissari e si è arrivati ad oggi in cui ci viene detto che siamo al 93% di completamento e mancherebbero solo 500 milioni di euro per terminarlo». Il governatore conclude: «Se funziona si risolveranno i problemi di Venezia, ma ricordiamo che San Marco continuerà ad andare sotto acqua e che ci costerà 80/100 milioni di euro all’anno di gestione. Se non funzionerà sarà stato un enorme spreco di soldi».