Mose, Fiengo spara a zero sulle imprese: «Margini del 60%»

Parla il commissario straordinario del Consorzio Venezia Nuova: «5 anni fa trovato un buco da 200 milioni»

«C’era un sistema che si autoriproduceva. Su richiesta della Corte dei Conti abbiamo passato al setaccio 18 mila fatture emesse da Comar, la società di proprietà delle imprese (ndr: Mantovani di Chiarotto, Condotte e Fincosit) che poi nel 2016 è stata a sua volta commissariata per le gravi irregolarità contabili, e abbiamo scoperto che le imprese avevano margini operativi dal 48 al 61 per cento». Cioè si tenevano oltre la metà di quanto loro elargito dallo Stato.

E’ quanto affermato sulla situazione del Mose nel corso della trasmissione di Rai 3 Agorà Giuseppe Fiengo, dal 2014 commissario straordinario del Consorzio Venezia Nuova, il concessionario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – ex Magistrato alle Acque di Venezia, ora Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Triveneto – per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna veneta di competenza dello Stato italiano, in attuazione della legge 798/84, il cuore del sistema di tangenti e corruzione scoperchiato 5 anni fa dalla magistratura.

«La magistratura ha fatto un ottimo lavoro sui passaggi di denaro – ha spiegato Fiengo – Io ho dovuto chiudere i rubinetti. Quelli sono soldi pubblici, Comar li dava alle sue imprese. Metteva in conto anche il 12 per cento dei cantieri. Che non c’erano. Abbiamo trovato un buco da 200 milioni». Da parte delle imprese, attacca il commissario «C’è stata una resistenza durissima. La Mantovani mi ha chiesto personalmente 190 milioni di danni sostenendo che facevo l’interesse dello Stato e non delle imprese. C’è scritto proprio così».

La situazione è precaria, vista anche la scarsa qualità dei materiali utilizzati, che non ha permesso di mettere in funzione l’opera nei giorni scorsi: «Le paratoie non si potevano proprio alzare. Avremmo rischiato, perché non ci sono gli impianti definitivi, ma solo i provvisori che non hanno i generatori di riserva, avevamo a disposizione una sola squadra. E poi non sono ancora state fatte le prove in condizioni di mare agitato».

Ora bisogna correre per mantenere quanto promesso dal premier Giuseppe Conte, cioè collaudare il Mose entro il 2021. Ma non sarà comunque sufficiente a difendere Venezia, sostiene Fiengo: «Ci vogliono anche gli altri interventi in laguna di difesa della laguna»

(Ph Imagoeconomica)

Tags: ,