«Veneziani e mestrini, votate sì al referendum o Venezia scomparirà»

Bellati (Movimento Venezia Autonoma): «Il residuo fiscale resti qui, la città lagunare diventi un ente a statuto speciale». Brugnaro? «Con lui abbiamo toccato il fondo»

«Ormai noi veneziani siamo come i panda: una razza in via di estinzione che lotta per la sopravvivenza». Gian Angelo Bellati ci scherza, ma neanche troppo. Ex presidente di Unioncamere Veneto e candidato sindaco civico appoggiato dalla Lega nel 2015, oggi guida il Movimento Venezia Autonoma e si batte per la separazione da Mestre al referendum del prossimo 1 dicembre con il piglio battagliero di chi soffre per la sua città messa a soqquadro da un’acqua granda seconda solo a quella del 1966: «abito a 100 metri da San Marco, so cosa vuol dire e cosa stanno passando i miei concittadini».

Spieghiamo però dov’é il nesso fra il pericolo sempre incombente su Venezia e la divisione in due Comuni con Mestre, su cui si voterà per la quinta volta in quarant’anni.
Glielo spiego subito, ma con una premessa. Siamo grati a tutti i non veneziani che si si sono prodigati per salvare Venezia, ma se salvare corrispondeva ad una legge speciale con una parte inapplicata sulla rivitalizzazione economica che voleva dire basta alla monocoltura del turismo, se salvare era il business delle grandi navi che i profitti li porta fuori da Venezia, se era scavare canali aumentando così l’ingresso dell’acqua in laguna, se era buttare tutti quei soldi delle tasse di tutti gli italiani nel Mose, che serviva a compensare le grandi navi, allora Venezia non è stata salvata, ma è satta resa la città più inquinata d’Italia, con la popolazione che non è mai stata ascoltata. Contro le grandi navi eravamo in 10 mila a manifestare l’ultima volta, su 50 mila abitanti. Siamo “speciali”, ma non ci viene riconosciuta nei fatti la specialità. I non veneziani non sanno forse che sotto i nostri piedi ci sono le caverne.

Le caverne?
Certo: con l’aumento delle correnti perchè entra più acqua la preziosa melma sotto le fondamenta di legno viene aspirata.

E questo mette in pericolo ciò che c’è in superficie. Lei dice quindi che le responsabilità umane e politiche sono precise e relative agli ultimi decenni, sembra di capire.
Ai tempi della Serenissima non c’erano i canali fino a 17 metri di profondità, l’entrata in laguna era a 4 metri. E l’acqua alta che si vede nei quadri del Canaletto era dolce. Andiamo a vedere invece cosa era successo prima dell’alluvione del 1966? Era stato costruito il Canale Petroli. Successivamente all’ultimo dopoguerra, i canali non sono stati più ripuliti come ogni cinque anni come si faceva prima.

Tutto chiaro. Il Mose secondo lei va ultimato?
I tecnici dicono che non funzionerà mai. Il punto qui è: fuori le grandi navi dalla laguna! I turisti possono essere trasportati con piccole navi, così magari ci guadagnerebbero anche i nostri.

Tornando a bomba, come si collega tutto questo con il referendum per separare Venezia da Mestre?
Parto da un esempio: noi chiediamo benefici come l’esenzione fiscale. Bene: ora è molto difficile ottenerla, perchè non si riesce a individuare la realtà specifica a cui deve essere diretta.

Ovvero la Venezia lagunare.
Esatto, che è una realtà pazzescamente distinta da Mestre. Ora, ci sono due modi per arrivare a ottenere una Venezia davvero “speciale”: o tramite l’articolo 107 comma 3 lettere B e D del Trattato europeo di Lisbona, che prevede deroghe a patto di identificare la personalità giuridica del soggetto beneficiario, che oggi è un quartiere sottorappresentato di un Comune più grande; oppure, ed è il mio sogno, un’estensione dello statuto speciale delle Regioni e Province autonome, così da garantirci il residuo fiscale che è di 300 milioni annui (che fra parentesi corrispondono ai soldi della vecchia legge speciale, poi andati al Mose).

Ma dove sono i problemi attuali oggi per cui il Comune dovrebbe sdoppiarsi?
Il sindaco oggi amministra due città diverse: a Mestre si vive, Venezia é una Disneyland mantenuta dai cittadini, anche mestrini. Noi paghiamo il doppio della Tari a causa del turismo, che anziché arricchirci ci impoverisce.

Addirittura impoverisce?
Non è mai, dico mai stato fatto un progetto serio sul turismo sia per Venezia sia per Mestre, proprio perché non è stato assorbito il concetto che sono due realtà diverse. E ora siamo all’ultimo tentativo: cari cittadini, se votate No, avrete sulla coscienza la distruzione di Venezia e di Mestre. E sottolineo che oggi il destino di Venezia, in cui il trend prevede che fra 15 anni resteranno solo 15-20 mila persone, dipende dai mestrini, tranne nel caso in cui a Venezia si raggiunga la maggioranza di Sì con il quorum, perché allora si porrebbe una questione politica per la Regione.

E il Comune, guidato da Luigi Brugnaro che ha invitato all’astensione?
Non mi faccia dire nulla perché potrei essere offensivo. Speriamo rappresenti soltanto un episodio: con lui abbiamo toccato il fondo.

 

(ph: Facebook Luca Zaia)