L’appello di Zecchi: «Venezia dormitorio di Disneyland, separarla da Mestre»

Il filosofo veneziano schierato per il Sì al referendum: «la città é vittima della stupidità degli amministratori. Brugnaro? Perderà di sicuro»

«Il Mose è stato un bancomat per pagare amministratori e politici. Brugnaro? Bocciato, non è cambiato niente con lui».Lo scrittore e filosofo  Stefano Zecchi a Venezia è nato e ha studiato, impegnandosi politicamente come consigliere comunale, prima di diventare assessore alla cultura a Milano. Docente universitario di filosofia teoretica a Padova e di estetica a Milano, guarda a Venezia sott’acqua e al Mose non ancora completato «con un senso di disgusto verso chi ha nelle proprie mani una città splendida e si disinteressa di questo». Sul Mose, sulle condanne per tangenti e sui ritardi nella realizzazione dell’opera la sua opinione é netta: «Le responsabilità sono amministrative e politiche, del governo e locali, di tutti quelli che non si sono dati da fare fino allo stremo per poter realizzare il Mose. In Danimarca c’è un’opera simile che è costata il 25% in meno. Io ho seguito tutta la vicenda, il Mose era diventato un pretesto di polemica per fare lotta politica. Un gioco al massacro dove ad essere massacrati sono stati Venezia e i suoi abitanti. Il Mose è stato un bancomat, non una diga per difendere Venezia».

Mose e Grandi Navi

All’inizio ci aveva creduto anche lui: «Quando ingegneri importanti mi dicono che quella è la soluzione migliore, ci credo. Poi guardo all’Olanda, a Rotterdam sotto il livello del mare e vedo che sono state trovate altre soluzioni. Ma io mi sarei preoccupato soprattutto di avere i migliori ingegneri, i migliori operai, il meglio insomma per la città più bella del mondo. Non di metterla sullo scontro politico, che è stato indecente. Tutti parlavano del Mose come se fosse una squadra di calcio. E non dimentichiamo che non sono stati finiti nemmeno i finanziamenti a Insula (braccio operativo del Comune di Venezia ndr) per le attività di restauro previste, per l’innalzamento delle fondamenta, per la pulitura dei canali». Ma Venezia ha problemi che vanno ancora al di là di una grande opera rivelatasi uno spreco: «Venezia soffre per la stupidità degli amministratori che si sono preoccupati più di fare cassetta che di difendere i propri cittadini. Oggi abbiamo una tecnologia che può essere al servizio della città. Ma adesso si pensa alle grandi navi. Quando una di queste passa, rilevamento dell’agenzia dell’ambiente tedesco, è come se venissero accese 360mila Passat Volkswagen. Venezia è tra le città più inquinate d’Italia e d’Europa. Responsabilità del Mose? No, dell’amministrazione».

Brugnaro e il referendum

La delusione di Zecchi include l’attuale sindaco Luigi Brugnaro: «Io l’avevo sostenuto all’inizio, perché speravo che dopo 30 anni di amministrazione di sinistra le cose girassero. Lui aveva anche firmato per il referendum». Brugnaro però ha invitato a non andare a votare. «Dal punto di vista di etica politica è gravissimo perchè il referendum è un privilegio che i cittadini hanno, ratificato dalla costituzione. Lui per di più è un amministratore che viene eletto e per la proprietà transitiva, se si facesse quello che sostiene, non si dovrebbe andare ad eleggerlo». Il professore si lancia in un pronostico: «Perderà le elezioni, sicuro. Se il Pd metterà un avversario moderato, capace di avere la sintesi di diverse anime, Brugnaro non avrà i voti necessari. Certamente non quelli dei referendari, il 10% per stare bassi, che lui ha tradito. E pensare che allora avevo anche fatto un appello a Brugnaro, di mettersi addirittura alla testa del referendum. Adesso spero che vincendo il “sì” ci sia uno choc amministrativo e si ripensi alle due città. Mestre può diventare significativa per il Veneto: adesso non lo è e i suoi cittadini accettano malinconicamente di essere di serie B».

«Sì alla separazione»

Il filoso veneziano sul referendum si è da tempo schierato a favore del sì: «Non è plausibile che ci siano due comuni così diversi uniti tra loro. Potrei capire se Mestre fosse diventata la city di Venezia, con grandi richiami di capitali stranieri, con grandi centri finanziari. Invece è diventata il dormitorio di Disneyland. Venezia e Mestre hanno bisogno di due amministrazioni diverse, sarebbe importante per lo sviluppo autonomo di entrambe. I latini facevano una bella distinzione tra urbs e civitas ovvero il contenitore e la vita che si svolge al suo interno. Io credo che il referendum rimetta energia alla civitas mestrina e veneziana. Senza pensare però che dalla separazione finiscano per diventare nemiche. Ho sentito che la divisione potrebbe generare ostilità, che il ponte della Libertà diventerebbe un muro. A Milano ci sono i comuni limitrofi come Rho dove c’è la grande fiera, Rozzano con l’ospedale, dove la gente vive e si sente comunque milanese».

L’appello

Zecchi lancia un appello: «Al Governo chiedo più fatti e meno passerelle. Conte ha detto che il Mose sarà finito entro il 2021? Ma anziché due operai ne metta subito 200 e nel giro di due mesi si finisca. Non nel 2021. Venezia è delicata ed è giusto che ci siano delle leggi speciali e un’attenzione europea per la città, costerà certo ma meglio spendere per difendere Venezia che per gli amministratori che si sono messi soldi in tasca. Ai veneziani dico di andare a votare sì perché significa fare un sindaco per Venezia e un altro per Mestre. Votare è un diritto e un dovere democratico e dire sì alla separazione lo suggerisce il buon senso».

(ph: Imagoeconomica)