Bandiera del Leòn “propaganda”? Simboli, questi sconosciuti per Pd e M5S

L’ultima iniziativa di Zaia é il vessillo ai nuovi nati. Mossa chiaramente elettorale. Ma che evoca l’identità. Che non é un orpello, ma un bisogno

Niente, in Veneto centrosinistra e M5S non ce la possono fare: vogliono perdere, e vogliono perdere senza capire nemmeno perché perderanno. Non ci arrivano, non c’é niente da fare. Non per male: hanno una cultura politica limitata, bloccata da pregiudizi irragionevoli che li rendono ciechi di fronte alla realtà. La maggioranza saldamente in pugno alla Lega decide la consegna della bandiera e dello stemma del Leone di San Marco, simbolo della Regione, ai futuri neonati. Costo: 200 mila euro. Passato in commissione, il provvedimento dovrà essere approvato dal consiglio regionale. L’intento é chiaro: in vista della campagna elettorale della prossima primavera, il governatore leghista Luca Zaia fra le sue pedine muove anche il tassello dell’identità. Con una misura simbolica, perché l’identità di questo è fatta: di simboli.

Non c’è bisogno di aver studiato antropologia o psicologia per saperlo, basta avere qualche cognizione di storia: ciò che fa di un popolo un popolo, come insegnava Silvio Lanaro, grande storico padovano sinistrissimo e antifascistissimo, sono tre elementi: mito, rito e liturgia. Il primo é un’idea immaginata, ma non per questo meno reale, del passato; il secondo é la trasposizione visibile del mito che lo rende presente; la terza é il modo con cui il rito si officia, secondo canoni e regole codificate. Tranquilli, lezioncina finita: era solo per fare un ripassino dei fondamentali. Tra i quali rientra senz’altro il vessillo, la bandiera, che é l’immagine disegnata che evoca tutti questi elementi, facendo da principale strumento di richiamo identitario.

In questi anni di rinfocolata rivendicazione dell’autonomia veneta, avvicinandosi il voto é quasi logico che la Lega in Veneto, nonostante o anzi proprio per il sovranismo che la caratterizza a livello nazionale, giochi la carta dell’appello alla piccola patria. Partito Democratico, i resti della fu sinistra e il debole Movimento 5 Stelle come ti rispondono? Su un altro piano: non quello del sentimento, ma dei risultati pratici dell’amministrazione Zaia.

Verissimo che sono meno brillanti o comunque differenti dal mito della Regione modello virtuoso d’Italia (i tempi d’attesa negli ospedali non sono da primato d’eccellenza, per non parlare dello sconcio ambientale), ma replicare con “più asili, meno bandiere” significa non comprendere che Zaia così si intesta senza rivali la dimensione dell’identità. Che non passa, piaccia o no, dai buchi amministrativi, ma dalle gestione dei simboli, i quali non solo solo “propaganda”: sono un filtro di percezione che condiziona la realtà. Compresa la realtà cruda dei fallimenti di Zaia & C. Non rappresentano un orpello: rispondono a un bisogno che abbiamo tutti, cioé sentirsi parte di qualcosa che ci dia senso. Ma per i postmoderni cultori della statistica come mistica, tutto ciò é fuffa retrograda. E infatti restano sempre indietro, alle urne e nel senso comune.

Dice: ma come possono contrastarlo, i suoi oppositori, sul campo dove ha già abbondantemente arato impossessandosene quanto meno dal referendum del 2017? Infatti: non possono. Ormai é tardi. Ma perseverare nell’errore è diabolico. Anzi, tafazziano. Ripetiamo: che siano destinati a perdere, é molto probabile. Ma é che hanno tutta l’intenzione di perdere anche male. Contenti loro, non contento il Veneto.