«Per salvare la laguna dividere Venezia da Mestre»

Il Fai si schiera e lancia un monito: «Le mura di Venezia sono le acque della Laguna che negli ultimi 60 anni sono state ignorate, devastate, abusate e oggi sono compromesse»

Ieri, presso Casa Bortoli a Venezia, si è riunito il Consiglio d’Amministrazione straordinario del FAI – Fondo Ambiente Italiano, il primo consiglio convocato fuori Milano nella storia della Fondazione. «Il 12 novembre l’acqua alta ha ferito Venezia e spaventato i veneziani e il mondo intero – scrivono in una nota -. È stato l’assedio di un nemico a una città indifesa. Venezia non ha mai avuto mura, perché le sue mura sono le acque particolari che la cingono e la proteggono fin dalla fondazione. La sua difesa è la Laguna che negli ultimi 60 anni è stata ignorata, devastata, abusata e oggi è compromessa nella morfologia e nel funzionamento, cioè nel delicato sistema da cui dipende la sua salute che è la salvezza di Venezia. È come se le mura di una città fossero in rovina, e il nemico potesse sferrare il suo attacco quando vuole».

«Se vogliamo salvare Venezia – continua il Fai -, dobbiamo rimettere al centro delle riflessioni e degli interventi proprio la Laguna, ricominciando a prendercene cura e impedendo ogni azione ulteriore che possa aggravarne la salute. Anzi, è forse tempo di pensare a come recuperare quanto si è perso di quel naturale sistema difensivo, con un nuovo approccio centrato non più sulle grandi opere infrastrutturali del Novecento, ma su una paziente e delicata “ricucitura” del tessuto lagunare, affidata a progetti di ingegneria ambientale. In cento anni la mappa del fondale lagunare è radicalmente cambiata, il paesaggio sommerso è stato stravolto. È sparita quella tipica ramificazione capillare di canaletti e bacini d’acqua, che articolavano e irroravano la Laguna fino ai suoi margini come un sistema venoso, garantendo la vita di un ecosistema del tutto eccezionale. Sono sparite gran parte delle barene, i tipici rilievi lagunari ricoperti di cespugli, sede di una straordinaria biodiversità, le quali erano periodicamente sommerse dall’acqua, mentre ora lo sono sempre. Oggi i bassi fondali della Laguna sono generalmente spianati e notevolmente approfonditi: la profondità media all’inizio dell’Ottocento era di 40 cm, passata a 60 cm nel 1930, e addirittura a 150 cm oggi. Le conseguenze sono drammatiche: il regime delle correnti è stravolto e la Laguna non è più in grado di offrire una regolazione naturale del propagarsi delle maree, che ora avanzano molto più velocemente che nel passato, scorrendo nei grandi canali artificiali come su “autostrade dell’acqua alta”».

«In questi giorni Venezia ha riempito le pagine dei giornali e si parla soprattutto di MOSE e Grandi Navi. Eppure anche il cittadino più informato difficilmente si orienta sulla natura vera del problema. Invece tutti dovrebbero capire cosa sta succedendo e come, forse, si potrebbe ancora salvare Venezia», conclude il Fondo Ambiente Italiano che propone tre riflessioni.

1. Serve una rivoluzione del punto di vista: salvare Venezia presuppone salvare la Laguna, perché la città è tutt’uno con la Laguna. Pertanto, scavare un altro canale – l’ipotizzato allargamento del Vittorio Emanuele – per collegare il futuro polo crocieristico di Marghera alla Stazione Marittima di Venezia, sarebbe un altro colpo inferto alla salute e alla salvezza di Venezia.

2. Serve un diverso modello di sviluppo, perché quello finora imposto alla città si è rivelato fallimentare, obsoleto e dannosissimo. La Laguna è stata asservita prima a una visione essenzialmente industriale e oggi, dopo la crisi del porto industriale, al solo comparto crocieristico, con le conseguenze di uno svilimento ulteriore di Venezia a un’insensata Disneyland del turismo di massa; in questi termini si è espresso anche il Patriarca Francesco Moraglia. Il nuovo modello di sviluppo deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, culturale ed economico, e fare leva sulle caratteristiche identitarie, naturali e storiche, della città e della sua Laguna, che non hanno confronti: tante città possono avere vocazione industriale, ma nessun’altra città ha il patrimonio umano, storico, artistico e paesaggistico di Venezia.

3. Accogliendo il grido di dolore che giunge da Venezia, serve con efficacia e tempestività una gestione congiunta della Laguna, che garantisca la salute della stessa e la salvezza della città. Serve inoltre un’amministrazione dedicata alla città e alle isole con competenze specifiche e un forte senso di responsabilità civica. Nell’interesse di Venezia e di Mestre vanno rispettate le singole esigenze. Il referendum del 1° dicembre rappresenterà, pertanto, un discrimine fondamentale.

In conclusione il FAI fa proprio il monito già scolpito sul Palazzo dei Dieci Savi: “chiunque in qualsiasi modo oserà arrecar danno alle acque pubbliche venga condannato come nemico della patria e punito non meno gravemente di chi violasse le sante mura della patria.”

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