Quella alternativa al Mose che Cacciari voleva? Bocciata da Prodi

I fenomeni di grande intensità si ripeteranno. Ma il sistema di difesa attuale non può funzionare. Anche a regime

Alternative al Mose? Ce n’erano. Una era quella definibile come paratoia a gravità”, che l’allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari aveva proposto ricevendo però uno scandaloso no. Un no pesante perché si evitò che rimanesse agli atti un’analisi pubblica in contraddittorio al tavolo tecnico, che comparasse i due sistemi. La soluzione era costituita da un insieme di paratoie dislocate su un pontone sommergibile con uno scafo a forma di parallelepipedo. In buona sostanza si fonda su tecnologie sperimentate, tipo le navi sommergibili, e permette di posizionare e rimuovere l’opera di difesa. Nel Comitatone del 22 novembre 2006 l’allora Presidente del Consiglio, Romano Prodi, avocò a sé la decisione di andare avanti con il Mose.

Di certo fu vietata la discussione sulla paratoia. Cacciari votò contro il Mose: “Le proposte del Comune rispondono ai criteri di sperimentalità, gradualità e reversibilità che la legge imporrebbe (…) riteniamo che in base a un criterio di precauzionalità che dovrebbe sovrintendere tutte le opere di questo genere, noi dobbiamo, in assenza di particolare accelerazione dei fenomeni nei prossimi decenni, pensare che si possono raggiungere nel 2100 anche 50 centimetri di innalzamento eutastico (..) se queste previsioni si realizzassero tutto lo scenario del progetto Mose, per quanto riguarda le attività portuali, muta radicalmente, drasticamente, cioè non è più assolutamente valido. (…) Per quanto riguarda l’unica valutazione di impatto ambientale …questo progetto non ha avuto una Valutazione di Impatto Ambientale positiva (..) questo progetto manca del progetto esecutivo e mancando l’esecutivo, si rende difficile, sia il controllo delle attività e degli interventi in corso, sia la corretta programmazione e previsione di spesa.

Il costo del progetto definitivo del 2002 ammontava a 3440 milioni di euro. Nel 2006 diventano 5,5 miliardi e oggi si viaggia sui 6 miliardi. La soluzione a “paratoia” in regime di concessione sarebbe costata 997 milioni di euro, e in ipotesi di gara internazionale il costo sarebbe stato di 632 milioni di euro. Sui costi ricordiamo una dichiarazione del presidente dell’Autorità dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, che stimava in 2,4 miliardi di euro i costi in più del Mose. E ricordiamo anche la valutazione richiesta dal Comune di Venezia alla società francese Principia, che dopo aver identificato 13 criticità, concludeva che il Mose era instabile sulla bocca di porto di Mamalocco. In soldoni, un progetto che realizza un sistema instabile per condizioni di mare che si possono verificare con una frequenza quasi annuale è un progetto che non va realizzato.

Dalla metà del ‘700 ad oggi il medio mare veneziano si è alzato di circa 60 centimetri. Il livello medio corrisponde alla media dei livelli marini misurati in un periodo di 19 anni, e varia nel tempo soprattutto per effetto del riscaldamento globale. Il Mediterraneo è un hot spot, ovvero un’area che risulta molto sensibile ed esposta ai cambiamenti climatici. Di conseguenza l’Italia risente particolarmente della sua posizione: se l’aumento della temperatura media degli ultimi cento anni a livello globale è stato all’incirca di 1°, quello che si è registrato sulla nostra penisola è stato di 2°.Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), uno scenario plausibile vede un incremento anche di 70 centimetri: con questi valori, eventi di intensità pari al massimo storico del 4 novembre 1966 sono destinati a presentarsi mediamente una volta ogni 2-10 anni. In quelle condizioni il Mose dovrebbe rimanere chiuso quasi continuamente. E laguna morirebbe.

(Ph. Imagoeconomica)