Bettin torna al timone del Pd: Padova sempre più sua

Il portavoce del sindaco Giordani di nuovo nella segreteria provinciale. L’irresistibile ascesa di un manovratore che decide nell’ombra

Nuovo incarico per Massimo Bettin, il portavoce del sindaco di Padova Sergio Giordani: a seguito dell’ennesimo rinnovo degli organi locali del Partito Democratico, rientra nella segreteria provinciale, dopo essere stato segretario provinciale fino al 2017.

Considerati i molteplici impegni, Bettin non troverà noiose le sue giornate, soprattutto perché il suo è un lavoro molto delicato: siede nei principali posti del potere politico cittadino e deve gestirne le varie dinamiche, agendo sempre nell’ombra. Bettin è una persona molto temuta e per questo molto rispettata negli ambienti che contano: “non si muove foglia che Bettin, non voglia”. Tutto passa da lui, lui detta i ritmi: un uomo di partito come sindaco-ombra. Che controlla il partito, influenzando i segretari cittadino e provinciale, e il Comune, stando a fianco e dietro Giordani. 

Come sia riuscito il 34enne Bettin in così poco tempo a costruirsi un potere del genere, potrebbe apparire a una prima occhiata misterioso. I suoi trascorsi parlano di un passato in Cgil, responsabile delle politiche giovani del Pd di Padova per due anni, e per quattro anni a capo della segreteria provinciale del partito. Di brevissima durata le sue frequentazioni negli ambienti istituzionali: poco più di due anni in consiglio comunale, e solo grazie alle dimissioni di Ivo Rossi, all’opposizione dell’allora sindaco Massimo Bitonci.

Un cursus honorum che non giustifica la successiva scalata al vero potere, quello meno visibile delle decisioni al riparo dalle comunicazioni ufficiali? Dopo l’uscita di Zanonato e la scioccante sconfitta di Rossi, il Pd padovano si è trovato a terra, senza nessuno che avesse carisma e capacità di raccogliere i cocci e ripartire. Sul versante opposto, nonostante Bitonci al potere, il centrodestra non se la passava meglio, considerati i continui litigi culminati con lo scioglimento anticipato della consiliatura. Ecco dunque che, in un contesto di profonda crisi, Bettin, é emerso come un gigante fra i nani nell’abilità di manovratore: é riuscito a convincere i forzisti a dimettersi e far cadere il sindaco leghista, ha messo insieme il centro e la sinistra facendo vincere le elezioni ad un imprenditore poco avvezzo alla politica, ha saputo utilizzare da maestro il metodo del bilancino cercando di acconentare tutti.

Tutti segni di forza che a guardar bene nascondono tuttavia una debolezza: puntando tutto sul “troncare e sopire”, sul controllo dell’informazione, sulla stampa e sui social network, sull’occultare i problemi, alla fine diventa difficile rivolverli, i problemi. Un uomo d’impresa come Sergio Giordani dopo oltre due anni da sindaco dovrebbe rendersi conto che, continuando pedissequamente sulla scia tracciata dal suo portavoce, solido uomo di partito, sta perdendo proprio quello spirito civico e di “buon senso” (ah, il famoso il buon senso) per lui tanto fondamentali.