Mose: con l’autonomia Zaia non potrebbe “nascondersi” dietro lo Stato

Il federalismo porta i cittadini a interessarsi di più del bene pubblico, perché é più vicino. E così ci sarebbero meno alibi

L’autonomia del Veneto avrebbe evitato l’alluvione di Venezia? Di per sé forse no; in generale anche sì! Il Mose e le possibili grandi opere alternative sono di competenza statale, ma le autorità locali hanno svolto molto male il loro ruolo nell’attuale situazione. Sono finite nella corruzione e favorito scelte scellerate al traino di lobby nazionali e internazionali. Se il processo decisionale fosse partito, secondo il principio di sussidiarietà, dalle comunità locali, cioè dal Comune di Venezia e dall’area metropolitana per risalire alla Regione e poi allo Stato e all’Europa, la scelta della soluzione per l’acqua alta sarebbe stata condotta in modo diverso.

Lo Stato – i suoi poteri, le sue burocrazie e le influenti lobby nazionali e internazionali che hanno imposto il Mose – avrebbe conservato una parte del controllo, ma ci sarebbero stati più margini di partecipazione decisionale a livello locale. Non è detto che sarebbe andata meglio, ma peggio di così è difficile immaginare. D’altra parte, Galan, Zaia, l’ex sindaco Costa e altri coinvolti nelle decisioni non erano veri rappresentanti locali, ma facevano parte di partiti e governi nazionali e a loro rendevano conto. Insomma, non avevano alcuna autonomia loro stessi, come potevano sperare di ottenerla per il Veneto?

Galan tentò addirittura di essere eletto per il quarto mandato e non avendo ottenuto il permesso da Berlusconi, gli si trovò subito un posto come ministro della Repubblica, di fatto in sostituzione di Zaia trasformatosi in presidente. Ora, una lunga permanenza alla guida di un governo, sia pure solo regionale, è sempre da evitare perché crea connivenze malate. È una regola seguita da quasi tutte le democrazie occidentali. Ha fatto bene Zaia a fare approvare il divieto del terzo mandato a Presidente della Regione; salvo poi volersi ricandidare lui stesso per la terza volta approfittando di un formalismo giuridico!

Lo scandalo del Mose, e in generale dell’alluvione, deriva anche da un malsano centralismo che fa partire dall’alto i processi decisionali per le opere più importanti e costose e trasforma i politici locali in commis d’état anziché rappresentanti del territorio. Non c’è una soluzione politica o tecnica magica per l’acqua alta, né lo è l’autonomia. Ma se ci fosse un rapporto più diretto tra cittadini, fisco e rappresentanti e se gli eletti non potessero scaricare ogni colpa su un lontano Stato patrigno e avaro (che nel caso del Mose, avaro non lo è stato affatto, tutt’altro…) forse tutti starebbero più attenti a chi votano.

Il problema di acqua alta e alluvioni non si risolverà subito e una volta per tutte. Potremo attenuare i danni ricorrenti ed eliminarli solo in molto tempo. Sebbene se ne sia perso già troppo ce ne vuole ancora molto per eliminare l’acqua alta. Di immediato c’è soltanto la possibilità di avviare un processo politico di rinnovamento e sostituzione di rappresentanze non colluse con interessi nazionali e lobbisti come quelle che governano da troppo tempo. Già il ricambio sarebbe una buona notizia e un partito che rappresenti il Veneto può aiutare molto.

Con una vera autonomia e con un autentico federalismo, i cittadini stessi dovrebbero impegnarsi di più nella partecipazione politica e nell’individuare chi meglio li rappresenta. Invece, siamo ancora ad ascoltare le geremiadi di personaggi che hanno governato per anni collegati ai poteri nazionali; oppure quelle di opinion leader narcisi o prezzolati. Secondo costoro tutto si risolverebbe immediatamente se si applicasse la loro soluzione (o quella dei loro suggeritori). Non sarà così, nessuno può prometterlo perché l’acqua alta non è la causa dei mali di Venezia, ma la conseguenza di un sistema che l’autonomia e il federalismo possono aiutare a cambiare, mentre il centralismo lo conserva pervicacemente.