Corri, Arturo, corri!

Il sindaco di Padova, Giordani, lancia il suo vice Lorenzoni come sfidante di Zaia. Finalmente qualcosa si muove in vista delle regionali 2020

È piovuto come un meteorite sulla paludata politica veneta l’inaspettato endorsement del sindaco di Padova, Sergio Giordani, al suo vice Arturo Lorenzoni come sfidante di Zaia alle prossime regionali venete. Non che la notizia sia del tutto sorprendente: come ribadito dallo stesso Lorenzoni poche ore dopo – in un annuncio che cercava di placare l’entusiasmo senza al tempo stesso smentire niente – si sta proprio in queste settimane concludendo un percorso regionale che porterà ad aggregare molte delle realtà civiche “arancioni” e progressiste (le varie Coalizioni Civiche, per capirci) in vista della prossima scadenza elettorale. Un percorso, questo, che non a caso vede in Lorenzoni il suo leader naturale.

Ma l’esplicito appoggio di Giordani al suo vice pesa, e molto. Per varie ragioni. In primo luogo per la storica centralità storica, politica e culturale di Padova nella politica regionale – per di più in una fase in cui tutti gli altri bastioni urbani del centrosinistra sono crollati. Un sindaco a capo di una coalizione ampia, incarnazione di un mondo moderato che ha avuto l’intelligenza di sposare i fermenti più innovativi e radicali della città. Ma pesa anche e soprattutto perché non era poi così scontato. Non era scontato che il sindaco di Padova decidesse di promuovere un civico a livello regionale, implicitamente sfidando il sempre più cadaverico Pd veneto – diviso fra improbabili inseguimenti sull’autonomia e l’incapacità seriale di costruire una vera opposizione sui temi ambientali all’oppressivo sistema leghista.

D’altro canto, l’endorsement di Giordani a Lorenzoni pare dettato dal buon senso tipico del sindaco di Padova. Il centro-sinistra veneto – soprattutto nelle sue componenti civiche – sa di avere di fronte una sfida improba, contro una Lega avvantaggiata da decenni di assenza di un’opposizione credibile a livello regionale. Una situazione da Davide contro Golia, in cui riproporre l’ennesimo volto più o meno noto del Pd veneto porterebbe (forse) portare a raccattare quella manciata di voti raccolti con lo stesso schema da Alessandra Moretti nel 2015.

Invece Giordani ha colto al balzo la possibilità di sparigliare, di cambiare il campo di gioco. Sfidando l’egemonia del regime leghista con un candidato fuori dagli schemi. Moderato senza essere esangue, Lorenzoni ha saputo dimostrare di avere una struttura politica non indifferente guidando Coalizione Civica Padova alla soglia del 23% sfidando la coalizione del centrosinistra tradizionale, ma avendo poi l’intelligenza di convergere al secondo turno per battere il disastroso Bitonci. Un mix di competenza, sensibilità e coraggio che possono essere fondamentali nella sfida alla Lega dell’ircocervo Zaia-Salvini, venetista a Venezia e nazionalista a Roma.

D’altro canto, i nodi stanno venendo al pettine anche in Veneto. I veneti si stanno rendendo conto che il dominio leghista non è tutto rosa e fiori. Il fallimento del Mose ha definitivamente sfatato il mito della “buona amministrazione” leghista in Veneto. La cementificazione selvaggia promossa nei decenni non è più considerata un’opportunità di crescita, ma un’eredità scriteriata. La sanità al collasso inizia a mobilitare sempre più cittadini – come dimostrano i 5 mila in marcia per la sanità pubblica di Schio.

Insomma, mai come oggi il centrosinistra ha la possibilità di dimostrare quanto siano fragili le basi del consenso leghista in Veneto, un vero e proprio elefante dalle zampe di terracotta. Verrebbe da augurarsi che il Pd sia abbastanza intelligente da ascoltare il suggerimento di Giordani. Anche solo per reinserire un po’ di dialettica nella politica veneta, verrebbe da dire: corri, Arturo, corri!

(ph: Imagoeconomica)