Mose e altri sprechi, non fidatevi più di nessuno. Neanche di voi stessi

Dovremmo tutti aver imparato ormai che le magnifiche sorti progressive delle “grandi opere” nascondono sperperi e corruzione. Qualche consiglio per non cascarci più

Della Venezia sott’acqua dei giorni scorsi non resteranno grandi immagini. Ricordi e sensazioni forti rimarranno solo sulla pelle dei Veneziani. Al resto del Veneto, resterà solo qualche foto, a partire da quella, purtroppo falsa, di Brunetta coi piedi in acqua e i braccioli colorati, mentre guarda serio la piazza in ammollo, circondato da facce perfino più brutte e tristi della sua: Brugnaro, Zaia e l’immancabile Berlusca. Non si sa a che titolo, ma certamente fiero di conquistare un altro titolo.

Per noi è stato curioso scoprire che la foto di Brunetta coi braccioli somiglia molto a quella scattata il giorno del via ai lavori del Mose. La si vede ovunque, in questi giorni: allegra e colorata, è stata scattata 16 anni fa, quando il Mose cominciava non ancora a prendere forma ma certamente a prendere milioni e milioni di euro. Che sarebbero poi stati spesi per lo più inutilmente se non rubati e basta.

Anche allora le stesse facce: Berlusconi, Brunetta, Zaia e in più Galan (che nella foto di qualche giorno fa non c’era: assente giustificato perché, dopo la breve esperienza in galera, ha saggiamente deciso di mostrarsi meno in publico). Tutti in fila, incravattati e incappottati a tagliare il nastro del mitico Mose nel 2003.

Il che dovrebbe già far prudere le mani a chi li ha votati, ben più di chi li ha sempre disprezzati. Perché vedere il Mose oggi, fermo e arrugginito, dovrebbe far incazzare soprattutto i fedelissimi, gli ultras, quelli che credono davvero in questo o quel partito. Niente, invece. Oggi, di fronte al fallimento di un’opera pagata da tutti e ancora totalmente incapace di funzionare, i responsabili danno la colpa a chiunque fuorché ammettere le proprie responsabilità.

Per Galan, che ha avuto il coraggio di dire la sua (alla radio ovviamente, lontano da sguardi indiscreti) «il Mose funzionerà e sarà la più grande opera idraulica della storia dell’umanità dopo il Canale di Panama». Ha detto proprio queste parole, riporta Dagospia da un’intervista a Radio Cafè di qualche giorno fa. Il silenzio non è un’arte di gran moda nella nostra epoca.

Ma anche il governatore che ne ha preso il posto, il leghista Zaia, ha detto la sua nello stesso momento. Pronunciando una domanda ancora più idiota: “Perché il Mose non funziona ancora?” ha chiesto al vento, ma a favor di microfono, che un titolone fa sempre bene. “Te dovarissi saverlo anca ti, mona!” gli abbiamo risposto tutti, purtroppo solo col pensiero. Zaia è fatto così: è furbo, dicono, e gli piace millantare efficienza & innocenza di fronte a qualsiasi problema, dimenticando che ha sempre voce in capitolo in tutte le grandi opere venete di questo periodo. Tra le quali, va sottolineato, non ce n’è una che stia funzionando o semplicemente rispettando i tempi.

Ovviamente non poteva mancare la voce di Berlusconi (trovate i video ovunque, a partire da Youtube) che ha detto: «È uno scandalo che il Mose non sia ancora in funzione!». Vero che B. ormai serve solo a dare materiale a Crozza per farci sorridere delle nostre disgrazie; ma è comunque doveroso ricordare che dal suo arrivo in politica, il nostro Paese, già piuttosto ladro e insofferente delle regole, ha imparato a rubare dieci volte tanto e a produrre dieci volte di meno.

Ce lo raccontava un vecchio titolare d’impresa qualche settimana fa: «In Italia le tangenti ci sono sempre state: ma prima degli anni Settanta-Ottanta si chiedeva una percentuale precisa e poi ci si metteva al lavoro, felici e capaci. Oggi la percentuale è diventata il costo reale del lavoro: tutto il resto è tangente, furto, ritardo programmato. Fateci caso: nessun’opera rispetta mai tempi perché nell’accordo iniziale è già inclusa la certezza di  non finire mai i lavori. A fare un’opera in cinque anni si guadagna molto meno che a non farla in venti».

Alle voci mancava quindi solo quella di Salvini, che essendo il più fantasioso, il più creativo e sopratutto quello senza un minimo di ritegno, ha detto: «È colpa di Toninelli». Non aggiungiamo parola, per senso di umana pietà. Perfino Brunetta è riuscito a dire qualcosa (non il giorno stesso: forse per decenza, forse per l’acqua già alla gola): «Adesso ci vuole una finanziamento per finire i lavori; e poi un legge speciale per Venezia tutta». Che significa: altri soldi, ma tanti, da buttare con la scusa del Mose, e ancora soldi, ma tanti, da buttare con la scusa di Venezia che affonda.

Eppure continuiamo a fidarci, a votare queste facce, a discutere di Mose, Pedemontana, Alta Velocità e tutto quello che i ladroni inventano, giorno dopo giorno, per rubare sempre di più e senza fine. E la soluzione? Già, la soluzione. Perché ci dev’essere una soluzione. Magari complicata, lunghissima, creativa, rischiosa… Tutto quello che volete, ma una soluzione si deve trovare.

Cominciamo a pensare a quel che non dobbiamo fare, così da evitare di sprecare energie dove non servono.

1) Non fidiamoci più di queste persone. Non è umano pensare che Zaia possa risolvere i danni che lui stesso e i suoi colleghi ed ex colleghi stanno provocando, direttamente o indirettamente, da anni e anni. Se hai lavorato a fianco di Galan e non hai capito chi era davvero, come minimo hai la credibilità delle tre scimmiette.

2) Non fidiamoci più di chi a queste persone ha finto di fare opposizione. Spiace dirlo ma a partire dal Pd per arrivare ai Cinque Stelle e ai partiti minori, i segni di vita nelle stanze della Regione sono zero. Dove sono la vitalità, il coraggio, la forza di gridare, comunicare, scrivere, far capire, ribellarsi a questo stato di cose? Possibile che – dal Mose alla Pedemontana – non ci sia un Consigliere in Regione capace di incazzarsi davvero, di uscire da quelle stanze e portare alle forze dell’ordine, ai giudici, una carta, una foto, un qualcosa che dimostri quel che è evidente a tutti? Perché due sono i casi: o sono collusi – e non voglio crederlo, anche se i fatti (Mose incluso) spesso ce lo hanno dimostrato – o sono dei mediocri o degli incapaci. Il che è probabilmente meno grave ma non ci rincuora.

3) Non fidiamoci più nemmeno di noi stessi. O almeno di quel “noi” che lascia che le cose siano, che si fida di un colore politico, che pensa sia sufficiente mettere le cose importanti nelle mani di chi “Vuol fare i miei interessi” e usa le mie parole chiave. Prendiamolo a schiaffi, quel “noi” pigro e assuefatto. Chiediamo di più, cerchiamo di più, capiamo di più. Oggi è molto più facile di un tempo: alla faccia di chi dice che il web ha rovinato l’informazione, la rete è un mezzo mostruosamente efficiente per capire cosa succede attorno a noi. Certo, non basta un quarto d’ora. E men che meno i cinque minuti sufficiente per leggere un pezzo come questo. Buon lavoro!

(ph: SenzaComplicazioniGravi Facciabuco.com)