Liste civiche, il belletto di quei travoni dei partiti (per acchiappar sardine)

Regionali venete 2020: il centrosinistra pensa di camuffarsi truccandosi con il civismo. Un escamotage da cui potrebbe dipendere l’accordo con il M5S

Grillo dixit: il M5S deve sterzare definitivamente a sinistra. Rectius: deve allearsi con il Partito Democratico (che definire di sinistra é diciamo arbitrario, ammesso che la categoria abbia ancora senso, ma é per capirci). E non solo a Roma, ma in tutte le Regioni. Che questo comporti sconfessare la volontà della “base”, che sul sito Rousseau ha votato per la corsa solitaria in Emilia-Romagna, al fondatore sembra importare poco. Evidentemente conta molto sulla famosa riorganizzazione interna che sta approntando l’indebolitissimo “capo politico” Luigi Di Maio nel tentativo di dare un minimo di scheletro e rinserrare le file di un movimento allo sbando, che non ha ancora capito dove sta andando e cosa vuole diventare.

In Veneto l’ultima posizione ufficiale é presentarsi da soli alla sfida contro la panzerdivision leghista di Luca Zaia. Ma anche contro il centrosinistra, che vede un Pd gracile e impaurito e una micro-galassia rossoverde che nonostante gli sforzi conta come il due di coppe a briscola. I grillini hanno il divieto nel proprio statuto, pardon non-statuto, di accordarsi formalmente con partiti. Con liste civiche, invece, sì. Ora, nel Pd veneto circola l’ipotesi di giocare a nascondino con l’elettorato, rinunciando al simbolo nella scheda per camuffarsi sotto una qualche sigla tutta veneta che faccia da cappello “civico” per confondere il popolaccio bue.

C’é un precedente: “Insieme per il Veneto”, nome di una coalizione con cui si candidò a governatore nel 2000 il filosofo Massimo Cacciari, razzolando un 38% che oggi come oggi sarebbe un risultatone, se pensiamo che l’ultima volta, con la catastrofica Alessandra Moretti, la percentuale del centrosinistra si inabissò al minimo storico. Il travestimento del civismo a tavolino vedrebbe allinearsi una serie di liste (Pd in formato trav, Coalizione Civica magari con il vicesindaco padovano Lorenzoni in pole, un’altra civica più di centro) e una pesca a strascico di candidati locali senza tessera. Quelli ideali – giovani, freschi, privi di malizia, improvvidi il giusto e ingenui quanto basta – potrebbero fornirli le “sardine”, possibile serbatoio di facce nuove su cui i ciniconi del Pd e compagni hanno già messo gli occhi avidi.

In più, mascherandosi da civici, i navigati arnesi del centrosinistra partitico potrebbero pure sperare di strappare l’appoggio del M5S. Sempre che Grillo riesca a far passare la sua linea anche qui, dove in realtà ai pentastellati del Veneto, posto che riescano a raccogliere abbastanza candidature – di gente tutta a posto con la testa: il capogruppo regionale Jacopo Berti vuole coinvolgere gli psicologi nella selezione – non converrebbe molto fare i portatori d’acqua al Pd: le possibilità di battere Zaia sono pressocché nulle, tanto varrebbe dunque giocarsela in proprio, ritagliandosi visibilità.

Tanto né loro, né il centrosinistra comunque addobbato hanno molte speranze di grattar voti alla strapotenza zaiana: riucirci sarebbe l’unica consolazione per impedirgli di raggiungere la soglia del 40%, che farebbe scattare il premio di maggioranza al 60% blindando la futura, terza amministrazione Zaia. Occhio quindi a chi ti si para innanzi da civico, caro lettore/elettore: potrebbe essere solo un utile idiota dei soliti travoni di partito.

(ph: Shutterstock)