Le Iene: «Non solo Mose, salvare Venezia dall’acqua… con l’acqua»

Golia riesce ad intervistare anche Galan. Ecco cos’ha detto

Il Mose non è ancora pronto e Venezia continua ad andare sott’acqua. Una situazione difficile che viene affrontata anche in un servizio di Giulio Golia a Le Iene. «Ad oggi – spiega – il Mose ci è costato 6 miliardi, una cifra destinata a salire». E mentre Zaia incrocia le dita e dice: «Speriamo funzioni», nel servizio si snocciolano le altre soluzioni trovate in Europa, tutte funzionanti e sicuramente meno costose dell’opera veneziana. Golia intervista anche uno dei massimi esperti di ingegneria e idraulica Luigi D’Alpaos (clicca qui per leggere la recente intervista di Vvox) che spiega di aver proposto diverse soluzioni non ritenendo il Mose quella più adatta. Ma sono state tutte rifiutate. Ma Giuseppe Gambolati, professore d’ingegneria all’Università di Padova, ha un’altra soluzione: «Alzare Venezia».

Poi parte la caccia a Giancarlo Galan. Golia non riesce a trovarlo e così gli telefona. L’ex presidente della Regione Veneto si rifiuta di incontrare l’inviato delle Iene: «Non posso, i miei avvocati mi dicono che devo stare zitto ancora per un pezzo. Mi hanno incolpato di tutto. Pensi che io in 15 anni non ho mai fatto una delibera relativa al Mose perchè non è un’opera di competenza regionale. In questo momento tutti parlano di me e io devo stare zitto, è una cosa atroce». Alla domanda del perchè ha patteggiato risponde: «Questo non lo posso dire, lo dirò più avanti. Non potevo fare altrimenti». Per quanto riguarda i soldi che deve restituire alla regione Galan commenta: «Io non ho più una lira, non ho più niente. Li restituirò nella prossima vita».

Il servizio si conclude con Zaia: «Dal 2014 c’è stato qualche inconveniente. Io penso che i soldi ci fossero per completare il Mose ma sono andati su altri fronti. La legge sui lavori pubblici dev’essere rifondata. Bisogna rifare la legge e mettere veramente in galera chi si comporta male. E bisognerebbe evitare che la politica si occupi delle gare».