«Balasso cuore a sinistra e portafogli a destra: moeghea de criare»

Il leghista Marcato entra nella polemica tra l’attore/autore e il presidente del Teatro Stabile Beltotto: «Parlare di censura è semplicemente ridicolo»

Lo scontro tra l’attore/autore Natalino Balasso e il presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto continua. Dopo l’intervento del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti e quello degli esponenti veneti del Partito Democratico, questa volta è il leghista Roberto Marcato a parlare. E lo fa con post Facebook scritto completamente in dialetto veneto.

«Balassooooooooo!!!!! “Nino, mariasantissima che nosa, e a Lega xe cativa e a Lega no me fa laorare parchè so massa brao… che pigna e mi che go sempre pensà che quei de sinistra fosse dei combatenti sensa paura e me cato uno come ti col crio in scarsea… ‘ndemo Nino!!!!! Desso te a ghe su co a Lega parchè no a te fa fare un spetacoeo e prima quando che a te i fea fare tuti jerea bona? No, a te ga sempre fato schifo co a difarensa che nojaltri no pensemo che chi che no xe leghista (pochi ormai) sia un mona mentre quei come ti xe convinti che chi che no xe de sinistra sia par forsa un fasista e ignorante. Dixemose a verità, Nino, quei come ti a un leghista, no i ghe faria fare no el teatro ma gnanca el spetatore. Moeghea de criare come un vedeo che ga perso a teta de so mare, fate corajo ndemo Ninooooo. Ps Pennacchi no dixe “dio latte” ma “dio caro” … certo che par esare tanto so amigo te saresi un poco distrato. Ciao Nino, ciao bello ciao.”».

Poi in una nota a parte Marcato ribadisce: «Balasso dice che la Lega sta censurando il teatro e la cultura. La verità è che parlare di censura è semplicemente ridicolo, pretestuoso e offende non solo le persone che al teatro lavorano tutti i giorni, ma anche le centinaia di migliaia di spettatori che ogni anno contribuiscono al successo di un teatro libero che, primo fra tutti, invece di escludere come ha sempre fatto la cultura progressista, include. È straordinario, infatti, come non appena si provi a non cacciare nessuno, ma a fare un’operazione inclusiva, i difensori della sinistra progressista si inalberino per una supposta lesa maestà, come se la cultura fosse a senso unico. Mi permetto, poi, sommessamente e con molto rispetto di sottolineare che Balasso sta facendo una polemica come se il teatro stabile si stesse privando, in virtù di una supposta censura preventiva, di un novello Shakespeare: non mi pare. Il teatro giustamente ha deciso di non confermare chi, all’indomani del declassamento voluto dal governo di sinistra, invece di difendere la cultura e l’investimento sui giovani artisti, lo ha insultato definendolo una mangiatoia pubblica. Mangiatoia dalla quale il buon Balasso si è lautamente abbeverato, in quel caso senza alcuna polemica! Sembra proprio la storia di chi tiene il cuore a sinistra ma il portafogli ben saldo a destra».