«Referendum Venezia-Mestre, poca trasparenza: governo intervenga»

Il Movimento 5 Stelle con la deputata veneta Spessotto ha depositato un’interrogazione parlamentare: «I comportamenti dell’amministrazione comunale sono assurdi e minano i diritti dei cittadini»

Il Movimento 5 Stelle con la deputata veneta Arianna Spessotto ha depositato un’interrogazione parlamentare allo scopo di ristabilire trasparenza e correttezza nello svolgimento del referendum veneziano del 1 dicembre. «I comportamenti dell’amministrazione comunale nel gestire il diritto all’informazione sono assurdi, abbiamo raccolto l’indignazione di mestrini e veneziani», spiega in una nota.

«Abbiamo chiesto se il Ministro dell’Interno sia a conoscenza di questi comportamenti del comune di Venezia che minano alla base i diritti politici dei cittadini e il principio che stabilisce “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Inoltre abbiamo chiesto se intendesse intervenire con provvedimenti di somma urgenza allo scopo di ristabilire la trasparenza e la correttezza del procedimento elettorale».

In particolare nell’interrogazione parlamentare si ricordano le numerosi violazioni compiute dal comune di Venezia:

· la Deliberazione della Giunta Comunale di Venezia n. 354 del 31.10.2019 ha fissato in numero di 25 gli spazi per la propaganda elettorale relativa al Referendum di cui sopra, nonché le posizioni ove dovranno essere collocati gli stessi;

· tale Deliberazione, applicando le disposizioni minime previste dall’art. 2 della legge 4 aprile 1956, n. 212, letto in combinato disposto con il comma 400 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha creato di fatto un’assenza di informazione sulla consultazione referendaria nella Città di Venezia dove sono presenti solo n. 6 spazi elettorali;

· l’azienda municipale dei trasporti ACTV tramite la propria concessionaria ha negato l’utilizzo a pagamento degli spazi di affissione dinamica sui mezzi per effettuare comunicazione referendaria, senza darne alcun motivo formale;

· i cittadini che hanno esposto drappi sui balconi delle proprie case sono stati minacciati di ammende e sono stati obbligati a rimuovere i drappi dalla Polizia Locale, in palese contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale n. 161/1995 che fissa il principio per cui alle consultazioni referendarie non si applicano i divieti pubblicitari a cui sono sottoposte le consultazioni elettorali;

· in molti casi il Comune di Venezia ha negato l’utilizzo degli spazi pubblici di proprietà comunale per l’organizzazione di convegni e dibattiti;

· i rappresentanti dell’amministrazione comunale (Sindaco e Assessori) invitano espressamente ad astenersi dal voto, anche tramite post e informazioni sui propri canali social privati e nelle occasioni di intervento pubblico.

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