Sardine, dal Veneto una promessa: «Non ci candideremo»

Dal coordinamento regionale alle piazze provinciali é un coro: «Non siamo di sinistra, i nostri valori nella Costituzione»

«Le sardine sono persone comuni, di ogni estrazione politica. Anzi, qualcuno non ha mai fatto politica. I fini principali del movimento sono elencati nel manifesto diffuso a Bologna, vogliono essere un argine al populismo». Fabio Finotti, 44 anni di Adria, di professione amministratore di condominio, già militante di sinistra, è il fondatore e amministratore del “Gruppo Sardine per il Veneto”. Regione in cui, da oggi 28 novembre, partiranno una serie di flash mob organizzati a Verona (oggi piazza Isolo), Treviso (30 novembre piazza Borsa), Rovigo (30 novembre piazza Vittorio Emanuele II), Padova (1 dicembre piazza delle Erbe), Vicenza (7 dicembre piazza Matteotti), Belluno e Venezia (in fase di definizione). Per il movimento il manifesto diffuso a Bologna oggi è una sorta di regola fissa, una lettera aperta contro il populismo che recita tra l’altro: «Noi dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare». Non è proprio democrazia bloccare i diritti di qualcuno… «Questa parte è stata un po’ fraintesa, non si vuole proibire il diritto di manifestare a nessuno, si dice solo che gli argomenti di pancia dei populisti possono essere contestati con la logica e il cervello». Ma è solo un movimento contro o propone qualcosa? «No, è un movimento che vuole portare avanti qualcosa, siamo un elemento politico da non etichettare però in modo partitico. Vogliamo il rispetto dei diritti della Costituzione, che sia cantare l’Inno di Mameli o “Bella Ciao”, canzone di libertà, questo è un indicatore della natura del movimento». Sulle idee e i valori delle “sardine” Finotti spiega: «Si è cercato di fare un manifesto di criteri di ordine generale: la disciplina della pace, la lotta al razzismo e al sessismo, l’antifascismo. Sono tutti principi condivisibili da ogni estrazione politica. Siamo nati solo da due settimane, questi intanto sono i valori base». Nel mirino delle sardine c’è stato Salvini: è lui il male da combattere? «Si è discusso molto nei vari gruppi, secondo molti di noi non è contro Salvini ma contro il populismo da dove esso provenga. In questo momento il leader leghista è il principale populista». Da più parti le sardine sono state etichettate come movimento di sinistra, che finirà con il portare acqua al Pd. «Ripeto, non essendo un movimento partitico si manifesta per degli ideali. Se una parte delle persone è di sinistra e vota Pd questo non lo so, ognuno dovrà prendere coscienza su cosa votare». Quindi smentite di essere un movimento di sinistra? «Le sardine sono un movimento di piazza, non un partito. Nessuno delle sardine di Bologna ha detto di votare Pd. Siamo un movimento che serve per far prendere coscienza alle persone, assopite dal populismo. Le sardine non si devono etichettare né nel centrodestra né nel centrosinistra, bensì nelle proposte che sono state fatte nel manifesto». Ci sono temi in Veneto che vi stanno a cuore? «Usciranno delle proposte anche su temi territoriali ma è presto, siamo nati da due settimane». A Bologna partiti durante la campagna elettorale dell’Emilia, in Veneto si vota alle regionali nel 2020: vi state preparando a scendere in campo? «Non c’è alcun progetto, non si deve pensare alle sardine come un movimento della politica tradizionale, l’errore è proprio questo. Le etichette che ci hanno dato servono ai detrattori delle sardine».

Padova: «Ci batteremo anche su temi locali»

Enrico Mascioli, 26 anni di Padova, studente universitario, simpatizzante di sinistra «ho fatto solo politica di mera rappresentanza in università» precisa, è tra i fondatori e gli organizzatori delle sardine di Padova. Che nella città del Santo guarda non solo a Salvini ma al panorama politico nazionale: «Detto che non ci sono portavoce o personalismi, ma sarà sempre la piazza ad esprimere i contenuti, non siamo contro la Lega ma contro il populismo e contro una retorica di cui si è fatto portavoce Salvini. Ma se la proponessero i 5 Stelle o la Meloni la reazione sarebbe la stessa. Siamo contro un messaggio che veicola l’odio, la paura per l’ultimo, che genera una guerra tra poveri, che non risolve i problemi, che sia in Lega o in altri movimenti o partiti. Siamo contro ogni discriminazione di minoranze, come la comunità lgbt, contro la violenza sulle donne. Scenderemo sempre in piazza contro questo, vogliamo una politica inclusiva, che non criminalizza chi ha più difficoltà, l’ultimo o il diverso. Un esempio: le navi delle Ong non possiamo lasciarle allo sbando, siamo contro i porti chiusi in Italia, chiunque lo dica e lo sostenga». A Padova le sardine si battono anche per temi locali? «Non ancora, vedremo il flash mob e se aprire un’assemblea cittadina o un confronto. Adesso siamo il frutto dell’onda emotiva contro le fake news e l’utilizzo distorto delle informazioni. A Padova penso a quartieri popolari, come l’Arcella. Lì indubbiamente ci sono dei problemi però vanno fatte azioni concrete dentro, non basta inviare l’esercito sulla piazza per dire che Arcella è un quartiere sicuro. Così si va a punire ma non si entra sulle cause, questo è un problema. Ma per le sardine ora la questione è ancora molto generica». Perché quindi scendere in piazza a Padova? «Per dire alla politica di invertire la rotta. Molti ci contestano che non c’è Salvini al governo, ma noi vogliamo azioni e risposte concrete. Che qualcuno se lo meriti, se vuole, l’appoggio della piazza». Movimento vicino alla sinistra? «No, ho ritenuto di portare l’esempio emiliano anche a Padova per far vedere che anche qui in Veneto, regione di lunga tradizione leghista, ci siamo». Quindi anche contro Zaia, presidente leghista della Regione? «Sì, facendo parte dello stesso partito non si è mai smarcato da qualsiasi tipo di dichiarazione». Ma pronti ad impegnarvi per le regionali in Veneto nel 2020? «Non daremo alcuna indicazione di voto, siamo qui per dimostrare uno scontento che esiste. Se poi a sinistra qualcuno riuscirà a svegliarsi e portare avanti qualcosa, si prenderà i voti solo perché dimostrerà di fare le cose. Ma noi non abbiamo alcuna intenzione di candidarci né di fare una lista né di avere una persona di riferimento all’interno delle liste, non siamo questo».

Verona: «No a violenza e odio nel linguaggio politico»

«Siamo gli anticorpi di questo paese democratico, sottoscrivo la definizione data a Bologna dalle sardine. Io sono antifascista, non mi sento sovranista e mi ritrovo nel manifesto del movimento». Jacopo Buffolo, 24 anni, studente universitario e impegnato nel servizio civile, è tra i fondatori delle sardine di Verona. Spiega: «Le sardine hanno cominciato a dire basta e a scendere in piazza in Emilia di fronte a questo clima politico, alla discussione che diventa pesante con l’odio, la violenza, il ricorrere alle fake news soprattutto di una parte politica ben precisa e cioè Salvini». Ma è solo Salvini il male della politica odierna? «No, noi siamo contro la politica in forma di odio e Salvini ne è stato il portatore nell’ultimo periodo e ha dato il via a questa esplosione di piazza». Il rischio è di mettersi sullo stesso piano, odio contro odio, supposto che genericamente di “odio”, e non di conflitto, si debba parlare. «Non credo e lo si è dimostrato in tutte le piazze. Qualcuno è riuscito ad abbassare il livello della politica da gestione della cosa pubblica a mera tifoseria ed esternazione di odio, lo vediamo nei commenti tutti i giorni sui social. Chi ha deciso di mobilitarsi lo ha fatto proprio perché stufo di queste cose. Il nostro è un messaggio molto più gentile, portato a rimettere la discussione di fondo in termini civili e seri in un momento in cui il dibattito si è abbassato così tanto. Vogliamo debellare la violenza e l’odio dai social rispetto a chi ce l’ha portato». Sui temi locali veronesi: «E’ troppo presto per dire ci sono delle rivendicazione precise. Siamo nati a Verona solo qualche giorno fa, ci stanno contattando persone molto diverse tra loro, nel gruppo ci sono state anche riflessioni interessanti ma da lì a dire c’è un obiettivo locale. L’obiettivo oggi è togliere la violenza dal linguaggio della politica di tutti i giorni, anche dalla politica cittadina che sicuramente si è caricata di violenza su una serie di cose. Su come si evolverà il gruppo e se ci saranno delle rivendicazioni territoriali lo vedremo più avanti». Ma il messaggio forte da portare nelle piazze e indirizzare al mondo politico, quindi, qual è? «E’ nel manifesto dei ragazzi di Bologna: in questo paese ci sono ancora degli anticorpi democratici che quando si rischiano di superare alcuni confini si attivano e sono pronti a tornare nelle piazze per rivendicare i valori fondamentali su cui questo paese è nato nel Dopoguerra».

Vicenza: «Manifesto da rivedere»

«Siamo un popolo di persone deluse». Leo Ciliberti, originario di Bari ma residente a Montecchio Maggiore, 35 anni operaio metalmeccanico, ex simpatizzante grillino, è il fondatore del Gruppo Sardine di Vicenza, che su fb ha richiamato in pochi giorni 11mila persone, e che ha subito dovuto affrontare le polemiche sulla manifestazione organizzata in piazza dei Signori sabato 7 dicembre, in concomitanza con gli eventi del Natale, poi spostata in piazza Matteotti per non creare difficoltà ai commercianti. Si scende in piazza anche qui contro Salvini? «No, contro l’ideologia che Salvini sta portando in Italia. Ovvero l’odio, gli insulti, il rancore e il razzismo. E soprattutto quelle paure degli italiani degli ultimi anni». Paure? «Di determinate azioni contro l’Italia che potrebbero essere fatte da Bruxelles, dell’arrivo degli immigrati. E’ un po’ come dire: ti faccio venire una serie di timori così mi ascolti un po’ di più e Salvini e la Lega lo stanno facendo. Lo vediamo dalle testate giornalistiche, dalle tv: insulti contro i meridionali, contro chi non affitta case ai meridionali, contro gli extracomunitari. E’ contro questo atteggiamento di rabbia che si scende in piazza, per dire basta, i numeri valgono più della propaganda e delle fake news, per noi le persone valgono più degli account social». Odiare chi odia non é odio? «No, noi siamo totalmente pacifici, non manifestiamo in maniera irruenta. La nostra sarà una protesta pacifica». Come del resto fanno tutti, normalmente. Il manifesto é generico, parla di gentilezza, ascolto, valori… «Sicuramente il manifesto verrà rivisto in futuro, chiarendo i nostri obiettivi, ma ci siamo svegliati da poco. Ci possono ancora essere delle piccole imperfezioni, anche degli sbagli. Il movimento è un po’ ingestibile perché è troppo grande quello che sta nascendo dal nostro punto di vista». Contro il populismo è chiaro, ma di altri, come il Movimento 5 Stelle, prima schierato con la Lega poi con il Pd, cosa pensano le sardine? «Non vogliamo scendere in politica, non siamo contro Salvini ma contro la sua ideologia. Io ero simpatizzante 5 Stelle e mi hanno deluso. Non stiamo favorendo nessun partito, siamo qualcosa di silenzioso che fa molto rumore. Ben venga chi è di Forza Italia, del M5S o della sinistra che non condivide certe ideologie, è il populismo che ci fa agire prima di tutto».

(ph pagina fb 6000 sardine)