«Dotto ha preferito magistratura anziché ammettere l’errore»

L’amministratore unico di Amcps, Rigon, risponde alle dichiarazioni dell’ex assessore di Vicenza

«Non ritengo ci sia molto da vantarsi, da parte dell’ex assessore, nell’attribuirsi la paternità di una iniziativa che è servita solo a far perdere tempo e soldi all’amministrazione comunale ed all’azienda.
Non risponde al vero che ci sia stata, nel periodo 2008-2017, una gestione “opaca” del Fondo Sociale ERP in quanto più volte l’Azienda ha evidenziato in assoluta trasparenza al Comune le ragioni per cui non versava tale contributo».

Così l’amministratore unico di Amcps, municipalizzata di Vicenza, Carlo Rigon, risponde alle dichiarazioni dell’ex assessore Isabella Dotto.

La nota prosegue: «A tale proposito si veda la relazione periodica firmata dall’allora amministratore unico di AIM SpA dott. Lago ed indirizzata proprio all’assessore Dotto a fine agosto 2018.
Mai il Comune ha formalmente contestato la posizione dell’azienda, facoltà della quale avrebbe potuto avvalersi la neo assessora che invece ha preferito imprudentemente proporre immediata ingiunzione di pagamento pari all’intero importo del Fondo Sociale Erp (circa 326.000 euro, ndr), ingiunzione a cui l’azienda si è comprensibilmente opposta. Ritenendo demenziale il contenzioso giuridico tra il Comune e l’Azienda che, seppur indirettamente, è di proprietà del Comune stesso, (praticamente come se uno facesse causa a se stesso…) ho immediatamente chiesto, ad inizio del mio mandato, un incontro con l’assessore per chiarire le rispettive posizioni. In quella sede (eravamo a metà marzo 2019) ho evidenziato l’inopportunità dell’iniziativa da lei promossa per tutta una serie di ragioni tra le quali cito, a mero titolo di esempio, la presenza di Determine di dirigenti del Comune che autorizzavano l’Azienda ad utilizzare il fondo sociale per interventi di adeguamento sugli alloggi Erp. Più semplicemente, a beneficio dei non addetti ai lavori, il Comune stava ingiungendo all’Azienda di versargli delle somme che il Comune stesso aveva precedentemente autorizzato ad utilizzare per finalità sempre legate all’Edilizia Residenziale Pubblica; roba da fare impallidire Kafka».

«Dopo quell’incontro – conclude Rigon – l’assessore è diventata irreperibile ed ogni mia richiesta di nuovo appuntamento per progredire nel confronto ed arrivare ad una composizione della lite è caduta nel vuoto. Evidentemente si è preferito, e si preferisce tutt’ora, agitare lo spettro di fantomatiche indagini della magistratura, piuttosto che ammettere l’errore, continuando così a perpetuarlo. Un atteggiamento, mi si perdoni, che non ha nulla a che fare con il concetto di responsabilità che spetta a chi è investito di incarichi amministrativi».