Non solo ponti, anche gallerie a rischio: attenzione a Tav Brescia-Verona

In Italia ci si allarma sempre a disastro avvenuto o sfiorato. Perché prima si ignorano volutamente gli altolà ambientali

I prossimi disastri che riguarderanno ponti, gallerie e infrastrutture pubbliche varie hanno la causa in un misto di vigilanza insufficiente e operato ai limiti della legalità: rifiuti speciali di fonderia ficcati nel cemento, falsificazione di prove, noncuranza per la fragilità dei territori acuita dagli effetti dei cambiamenti climatici. Tre esempi concreti: il sotto attraversamento di Firenze, i sequestri della procura di Lecce di rifiuti speciali, il rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico.

Il passante dell’alta velocità sotto Firenze è costituito da due gallerie della lunghezza di 5 chilometri. Lo scavo viene fatto con una fresa usando sostanze chimiche: il terreno di scavo è un misto di acqua e bentonite. La Procura di Firenze scopre che i conci (gli elementi curvi che rivestono l’interno della galleria) hanno prove di resistenza al fuoco e al calore falsificate. Per capirci: in presenza di incendio o elevata temperatura il concio non deve staccarsi dal calcestruzzo che copre l’armatura in ferro, altrimenti il rischio è il collasso della galleria. La soluzione consiste nell’usare una determinata quantità di fibre (polipropilene), che però costano. Allora si paga una relazione del solito professore della facoltà di ingegneria che attesta il falso, dimezzando la quantità di propilene nei conci. Dove erano state fatte le prove sui conci? A Lipsia!

Tutti i conci delle gallerie dell’alta velocità di Italia sono a posto ? La Procura di Lecce sequestra le ceneri di combustione della centrale a carbone di Brindisi, comprate da un grande cementificio e usato nel ciclo di produzione del cemento. Nelle ceneri c’è una elevata concentrazione di sostanze alcaline come l’azoto ammoniacale. Questo elemento incide sulle caratteristiche chimico-fisiche del cemento, alterando le sue funzioni.  Il 91,1% dei Comuni italiani sono a rischio idrogeologico. La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana medio-alta e/o idraulica di media intensità ammonta complessivamente a 50.117 chilometri quadrati, ed è pari al 16,6% del territorio nazionale (ultimo rapporto Ispra). A tutto questo si aggiunga che i dipendenti pubblici cioè di chi valuta e approva progetti sono 48,9 pubblici dipendenti per 1000 abitanti in Italia, contro gli 83,2 della Francia e i 78 del Regno Unito; e contro anche i 60,5 della Spagna e i 70,9 degli USA.Il blocco del turnover ha aggravato la situazione, senza contare il basso livello d’istruzione dei pubblici dipendenti: solo il 34% è in possesso di laurea, mentre nel Regno Unito sono il 59% e, in Francia il 68% (dati Forum PA, 2012). Nello stesso anno, in Italia, il 49% degli impiegati amministrativi e tecnici addetti a mansioni per le quali è richiesta la laurea, se assunti dall’esterno, non erano laureati (dati ARAN relativi al 2012).

Tutto questo avrebbe dovuto far scattare gli allarmi sul progetto di alta velocità nella tratta Brescia-Verona, che ha un parere fortemente critico del massimo organo tecnico dello Stato, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Un progetto con 309 prescrizioni ambientali. Hanno applicato norme tecniche di 23 anni fa e che dovrebbero far tremare i polsi. Invece silenzio. Dal ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd) al responsabile infrastruttura di Confindustria all’ultimo dei consiglieri regionali, tutti a fare la ola per questo pericoloso e costoso bidone di progetto. E se domani succede qualcosa di grave? Un bello Stato di emergenza per scucire soldi e tante sfilate nelle chiese, dopo aver tagliato nastri potenzialmente mortali.

(In foto il cantiere del nodo alta velocità di Firenze, ph. Imagoeconomica)