Venezia, quorum di tenebra

Questa è stata la volta tombale: quinto tentativo fallito di dividersi da Mestre. La democrazia (diretta) in Italia non attecchisce. Anche se sarebbe quella doc

Cosa ci insegna la massiccia diserzione delle urne (78,3%) che ha affossato il referendum per separare da Venezia a Mestre? Più che altro cosa ci ricorda, o meglio cosa ci conferma: che la democrazia diretta in Italia funziona soltanto su questioni che colpiscono al cuore la vita quotidiana, vorremmo dire privata dei cittadini (gli ormai classici divorzio, aborto, centrali nucleari) o legate a grandi mobilitazioni politiche (abolizione finanziamento pubblico dei partiti post-Tangentopoli, abolizione legge Mammì in funzione anti-Berlusconi, servizi pubblici altrimenti detti “beni comuni”). Per il resto, il bravo e un po’ pravo cittadino medio se ne infischia.

A livello locale, poi, non ne parliamo: la cultura del voto diretto, sì/no, riguardo problemi amministrativi che più di tutti investono nell’immediato la “gente”, non é mai stata e non é nella mentalità italiana. Dal potere prefettizio di regia memoria, ai podestà fascisti, fino ai pur gloriosi sindaci ideologizzati della Prima Repubblica, nei Comuni si é sempre aderito come a uno stampo alla dinamica generale dello Stato centrale: si delega tramite elezioni ai partiti le scelte nelle sedi rappresentative e amen, chi s’é visto s’é visto (a parte il benemerito attivismo e associazionismo civico, si intende). Le cause? Storiche e culturali. Se passate la battuta: non siamo svizzeri (per sfortuna, in questo caso, per altri aspetti ci va di lusso).

Un vulnus, direbbero i professoroni di diritto, per la democrazia se a questa parola diamo il significato originale di “autogoverno del popolo”. Democrazia non è la maggioranza numerica, è la maggioranza politica: dovrebbe essere partecipazione, e tra l’altro non circoscritta al momento di infilare la scheda in una scatola. Infatti dove si pratica un mix intelligente tra diretta e rappresentativa, chi partecipa decide. Punto. Il quorum non esiste, non avendo alcun senso nel momento in cui soltanto chi smuove le chiappe ed esercita il suo diritto di intervento ha voce in capitolo. Certo votare é un dovere ma non un obbligo, e preferire l’astensione attiva e operante é un legittimo atto di belligeranza (specie con il quorum fatto apposta per far saltar tutto), esattamente come chi si astiene alle elezioni politiche perché disgustato da tutti o in opposizione all’intero circo oligarchico in parlamento. Ma la differenza sta nella natura, per dir così, più democratica di un referendum: non si dà una cambiale in bianco a nessuno, si esprime la propria opinione su un tema specifico. La sovranità del popolo nella sua forma più pura.

I grillini, che avevano fra i loro punti cardinali la democrazia diretta e addirittura tirar via il vincolo di mandato (una fictio juris su cui si regge il regime rappresentativo di tipo liberale) si sono persi per strada anche su questo fronte. In qualche modo, interpretano passivamente il conatus profondo del popolo italiano: non prendersi responsabilità, salvo darsi al costume nazionale del lamento a causa di quegli irresponsabili dei politici da cui si fa governare. I separatisti che sognano una Venezia sull’acqua a sè, divisa dalla terraferma di Mestre e Marghera, non solo hanno sopravvalutato il potenziale interesse per una faccenda tutto sommato tecnica come é l’organizzazione istituzionale, ma hanno voluto gettare il quorum oltre l’ostacolo per ben la quinta volta in quattro decenni, su una meta che, con tutta la loro buona volontà, non riesce a farsi idealizzare in positivo. Se la mettano via.

Un referendum contro le Grandi Navi, mostri visibili che evocano fin dalla stazza il blob divorante del turismo, quello sì, stravincerebbe, se fosse possibile far votare solo i veneziani. A proposito di organo cardiaco: l’83% di quel 32% che ha votato a favore della divisione in laguna significa quasi un terzo dei veneziani del centro storico e limitrofi che vorrebbe staccarsi. Gli oltranzisti della democrazia delegata, per onorare la rappresentatività alle comunali di primavera, non se lo scordino. Ma non temete: se lo scorderanno.