«Cosa c’è sul fondo di Cava Morganella?»

Lo chiede il consigliere del Pd, Andrea Zanoni, dopo l’acquisizione da parte del gruppo Grigolin

“Mi auguro che la nuova proprietà faccia chiarezza sui materiali presenti sul fondo di cava Morganella, quella chiarezza negata dalla Regione in sede di bilancio, dove è stato bocciato un nostro emendamento in cui chiedevamo di effettuare uno studio ricognitivo propedeutico all’eventuale messa in sicurezza”.

L’auspicio è del Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che interviene tramite una nota “sull’acquisizione da parte del gruppo Grigolin della Biasuzzi Cave, proprietaria, fra le altre, della cava tra Paese e Ponzano Veneto. Si tratta di una delle più grandi cave di ghiaia a falda affiorante ancora in esercizio, che vede tre diversi proprietari. Dai rilievi effettuati anche con ecoscandagli dalla Provincia di Treviso è emersa sul fondo la presenza di materiali non meglio specificati su cui è doveroso fare chiarezza. Per questo nel Collegato al bilancio avevamo depositato un emendamento con cui chiedevamo di fare uno studio, analizzando i campioni dei materiali, e agire di conseguenza. Un’operazione da finanziare, su cui la maggioranza ha messo il veto a dimostrazione, per l’ennesima volta, di quanto abbia a cuore l’ambiente e la salute dei cittadini, visto che la falda acquifera messa a nudo dalla cava viene utilizzata a valle anche per l’approvvigionamento idrico della rete acquedottistica di Treviso”.

“Ricordo – aggiunge Zanoni – che questa ricognizione era stata sollecitata dal Consiglio regionale addirittura a febbraio 2016, quando venne approvato all’unanimità un ordine del giorno di cui ero primo firmatario con cui si impegnava la Giunta a intervenire. Sono passati quasi quattro anni, ma siamo sempre al palo. A questo punto confido nella nuova proprietà: si faccia piena luce sul caso, rassicurando finalmente la cittadinanza”.

(Ph Indipendenza Veneta)

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