«Cari Fridays for Future, vi spiego perché dovreste protestare contro Giordani»

Angrilli (Comitato difesa alberi e territorio di Padova): «L’amministrazione è parte integrante del problema climatico. Per questi motivi»

Cari ragazzi padovani di Friday For Future,

vi spiego perché l’amministrazione Giordani-Lorenzoni-Gallani è parte integrante del problema climatico. E’ interessante vedere con quale nonchalance l’amministrazione padovana passi dalla comparsata negli scioperi per il clima dei ragazzi di Friday For Future (vedi foto di Giordani e delle assessore Gallani-Benciolini-Nalin al primo sciopero del 15 Marzo 2019) a sfilare con orgoglio al Black Friday (Giordani e Bressa), venerdì 30 Novembre sera.

Ora, è evidente che lo sciopero padovano per il clima non serve per convincere Trump o i negazionisti del cambiamento climatico, ma piuttosto, come dice Greta Thunberg, per spingere chi ha il potere economico e decisionale (anche localmente) a combattere il riscaldamento climatico, ma di fatto non fa abbastanza. Quindi, il sindaco e i vari assessori padovani, andando alle manifestazioni di FFF, mettono in atto un (in)volontario corto circuito istituzionale: protestano contro se stessi perché non fanno abbastanza per il clima.

Alternativamente, costoro pensano di essere già dei sensibili ecologisti. Purtroppo però, i fatti dimostrano inequivocabilmente che gli amministratori di Padova tutto sono fuorché ambientalisti. Qui farò una lista breve e incompleta: il sindaco Giordani ha ardentemente voluto la costosa modifica dello stadio Euganeo, costo 12 milioni di euro, poi l’ospedale a Padova Est che consuma un’area verde di 500 mila mq, poi ha spinto per la costruzione di tre gigantesche torri da 8 piani nell’ospedale vecchio, la prima sarà la nuova pediatria, un vero ecomostro che diventerà l’incubo kafkiano per i futuri bambini ricoverati in un edificio agli antipodi di strutture studiate ad hoc come l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze; infine decine di nuovi super e ipermercati sono comparsi come funghi nella città con il più alto numero di metri quadri di centri commerciali per abitante in Italia. Tra questi, ad esempio, l’iper-Rossetto sotto al cavalcavia Dalmazia, 20mila mq di area verde ora cementificata.

Lorenzoni, a parole, vaneggia di funivie che attraversano la città e improbabili tapis roulant che dovrebbero portare gli automobilisti recalcitranti alle fermate del tram più obsoleto d’Europa. E mentre dichiara che tra pochi anni le macchine non ci saranno più, crea un’Agenda 21 ad hoc per i suoi bisogni, e si adopera con tutti i mezzi per far approvare il regalo dell’ex-macello di Corso Australia alla multinazionale Leroy Merlin, un regalo tossico che, con i dati forniti dalla stessa multinazionale, porterà 3 milioni di auto in più all’anno in Corso Australia. Ma il suo capolavoro, che è un vero inno all’eco-collasso di Padova, è la richiesta (ottenuta) fatta in primavera alla Regione Veneto di sestuplicare la superficie edificabile di Padova da 390mila mq a 2milioni e 600mila mq.

Cosa dire dell’assessora Gallani che ha partecipato con orgoglio a tutti e quattro gli scioperi sul clima quest’anno? Come abbiamo ampiamente dimostrato, è lungo l’elenco delle cattive pratiche sul verde di Padova che la Gallani ha promosso. Dagli sfalci tardivi, disorganizzati e costosi, con erba alta 2 metri l’anno scorso in centro città, alla potatura sistematica, costosa e pericolosa di tutti gli alberi cittadini (compreso un sanissimo faggio censito come monumentale a livello nazionale), al taglio di centinaia di grandi alberi sani nei parchi cittadini e nei giardini delle scuole ormai desertificati, all’abbattimento dei pochi boschetti cittadini rimasti nella aree incolte e di grandi alberi monumentali, alcuni perfettamente sani, per farci sculture scarnificate e viventi (si veda il raro salix maturana di via Castefidardo o il pioppo bianco del giardino di S. Rita). Abbiamo calcolato che gli abbattimenti indiscriminati di grandi alberi fatti durante le ultime due amministrazioni, in 6 anni, hanno immesso nell’atmosfera (con il loro legno bruciato o smaltito) oltre 18 milioni di Kg di CO2 e la quota sotto l’ultima amministrazione è maggiore di quella precedente (circa 60%). L’80% degli alberi sani abbattuti per una paura irrazionale che cadano, potrebbero essere risparmiati usando perizie scientificamente valide, salvare i grandi alberi conta molto più della riforestazione propagandistica fatta in aree marginali con piantine di siepi o mini alberelli da frutta.

La prova del nove della situazione di collasso ecologico di Padova è rappresentata dal primo posto che ha ottenuto nel 2018 la nostra città nella classifica italiana per le PM2.5 (report 2019 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente), le particelle più cancerogene e pericolose per la salute umana, e dai dati attuali il 2019 si configura peggio del 2018. Tenuto conto che le città come Padova rappresentano i principali centri energetici che producono oltre il 70% di emissioni di CO2 nel mondo, è evidente che il lavoro da fare per agire contro il riscaldamento climatico è qui ed ora. Le azioni e le decisioni politiche da contrastare e quelle da promuovere sono tante e sono chiare e cristalline, ed è solo localmente che è possibile incidere con maggiore efficacia sul clima mondiale e su quello locale. Se non riuscirete/riusciremo a bloccare le politiche che devastano l’ambiente qui ed ora, scordiamoci di poter incidere su quello che accade al resto del pianeta.

Alessandro Angrilli
Portavoce e Coordinatore del Comitato Difesa Alberi e Territorio