#Metoo, lo sciocchezzaio continua: gli assorbenti di Concita

Il caso Polanski é l’ultimo di una lunga campagna falsamente femminista che arriva a punte di inusitata auto-comicità. Come in certi articoli di pensose editorialiste

Cosa sia stato, e sia ancora, il #Metoo, lo sanno tutti. È quel movimento pseudo-femminista che ha stroncato vite e carriere prestigiosissime basandosi su dichiarazioni e affermazioni raramente suffragate da prove documentali. Basta che lo dica una donna, ed ogni accusa viene creduta, ogni reato viene perseguito. Le prove non servono, oibò. Poi in molti casi si scopre che così non era andata, ma non importa: intanto la canea é partita. È lo stesso principio secondo il quale nel diritto romano la parola di un “libero” prevaleva su quella di uno schiavo; secondo il quale nel diritto feudale la parola di un aristocratico prevaleva su quella di un servo ed anche di un borghese; secondo il quale nell’America dell’apartheid la parola di un bianco prevaleva su quella di uno schiavo. Eccetera.

In base a questa cultura, Roman Polanski è perseguitato da una vita (letteralmente) per un crimine commesso nel 1977. Crimine orribile, certamente, ma per il quale ha già pagato ad abundantiam, e se assassini e mostri di ogni risma escono dal carcere ogni giorno in permesso premio forse si potrebbe trovare un po’ di “perdono” anche per lui: del resto, di questi tempi va così di moda. A meno che non abbia ragione Emmanuelle Seigner, moglie del regista, secondo la quale alla base di questa insaziabile persecuzione c’è il vecchio, caro antisemitismo Usa, e vien quasi voglia di pensare che abbia ragione. Ora pare che una ex modella francese voglia denunciarlo per uno stupro commesso nel 1975 (avete letto bene: millenovecentosettantacinque), e se anche questa verrà accolta, consiglio agli eredi di Maria Goretti di intentare una causa di risarcimento: secondo me ci tirerebbero su dei bei soldi.

Ma se questa cultura produce disastri, produce anche sciocchezze: che magari fanno incazzare anch’esse, ma riescono anche a consolarci con qualche sorriso. Concita De Gregorio, campionessa del buonismo de sinistra, in un articolo sulla Repubblica delle Donne del 30 novembre 2019 ha scritto che pannolini e assorbenti dovrebbero essere forniti gratuitamente in quanto «riduttori del danno collaterale di sostanze vitali», e che è vergognoso che vengano «tassati con l’IVA al 22% come i gioielli, i sigari, il Sauvignon. Generi di lusso, inessenziali». Non vale la pena di mettercisi, è evidente, ma allora non capisco perché, allo stesso livello, non chieda che venga fornito a tutti gratuitamente il CIBO, la mancanza del quale con assoluta evidenza produce anch’essa indubbiamente a tutti – maschi e femmine – un “danno collaterale” fondamentale: quello di morire. Personalmente aggiungerei la richiesta della gratuità dei libri, per i quali nella mia vita ho speso fortune. E magari anche dei sigari toscani, che con quello che costano…

(ph: Imagoeconomica)