Ministro Costa, sull’aeroporto Treviso non faccia la figuraccia della Pedemontana

Il titolare dell’Ambiente ha stoppato l’aumento dei voli al Canova. Scelta tutta politica, e legittima. Ma ora deve difenderla

Caro ministro Sergio Costa,

é una Sua legittima scelta, anzi stralegittima scelta l’aver stoppato e rimandato indietro il piano d’investimento di Enac e del privato Save/Aertre che prevede di aumentare di botto i voli da 16 mila a 22 mila all’aeroporto Canova di Treviso. Una scelta politica (po-li-ti-ca), cioé frutto di una decisione che va al di là dei responsi tecnici della commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale di agosto e del Mibact a ottobre, entrambi positivi. Un membro del governo ha il diritto/dovere di decidere tenendo conto anzitutto, in prima battuta e non in seconda, del volere e degli interessi dei cittadini che intende rappresentare. E’ evidente che Lei, signor ministro, nel bloccare a sorpresa l’esito apparentemente scontato, ha preso in carico le rimostranze dal basso, messe per iscritto in una recente lettera fattale pervenire dalla popolazione di Treviso e della vicina Quinto, ovvero di chi soffre da anni i disagi acutissimi di abitare attorno allo scalo. Si chiama politica, appunto.

Come tutta politica è, altrettanto comprensibilmente, la veemente reazione del presidente veneto, il leghista Luca Zaia, che La accusa di farsi strumento della solita contrarietà di principio allo sviluppo economico da parte del M5S (che ha espresso il Suo nome nel governo gialloverde e l’ha confermato nell’attuale giallorosa). A ruota, naturalmente, il sindaco altrettanto leghista del capoluogo, Mario Conte, attaccato dai comitati di attivisti perché si sarebbe dimostrato «servo» degli interessi economici che volteggiano sulla vita reale degli abitanti come bombardieri. Conte, per la verità, ci ha provato nei mesi addietro a mitigare l’impatto del masterplan, ma diciamo la verità: la potenza di Save, ovvero del finanziere Enrico Marchi, non é facile da ignorare, e neppure da ridimensionare. Così, il sindaco è stretto tra due fuochi: la cittadinanza coinvolta, che é sul piede di guerra, e il superiore interesse regionale, con uno Zaia che pressa per dare impulso a una pista utilissima per i prossimi appuntamenti trionfali, vedi Olimpiadi invernali e il turismo che verrà dalla targa Unesco alle Colline del Prosecco.

Solo che, illustre ministro, non vorremmo che andasse come sulla Pedemontana veneta, sulla quale a maggio aveva ordinato un’ispezione che poco dopo é finita in una bolla di sapone. Non vorremmo, cioé, che la Sua risolutezza, imprevista anche se non imprevedibile, discendesse più da una presa d’atto tardiva di uno scontento popolare arrivatole all’orecchio solo ora (cosa, questa, inverosimile, ma tutto può essere), oppure dalla mutata situazione politica che non vede più la Lega governare con il M5S, dandoLe più mano libera contro l’ex alleato oggi avversario. Ripetiamo: niente di scandaloso, è la politica, bellezza.

Ma ci piacerebbe sentire da Lei che la motivazione è, anche, la seguente: prima dei calcoli economici vengono la salute, la vivibilità, la volontà popolare, che sono precisi diritti garantiti costituzionalmente, e non optional da sacrificare alla leggera. Conciliare tutto non é facile, certo. Ma lo é anche troppo, facile, passar sopra le teste della gente perché Dio (sviluppo) lo vuole. Insomma, gentile ministro: ora che ha preso un indirizzo, cerchi di giustificarlo e mantenerlo. Altrimenti finirà con il dare ragione a chi La critica. E allora tanto valeva lasciar fare il suo corso al cammino obbligato dei pareri tecnici. Anzi, tanto varrebbe abolire la Politica e risolvere tutto con dei bei governi di tecnocrati al servizio del partito del Pil. Il più ideologico che esista.

(ph: Imagoeconomica)