Cattolica: BpVi e H-Farm nello scontro Bedoni-Minali

Sono in corso le verifiche di Ivass e Consob su Cattolica Assicurazioni sulle motivazioni che hanno portato il vertice di Cattolica di togliere la delega di amministratore delegato ad Alberto Minali, rimasto nel cda. In un servizio sul Sole 24 Ore di oggi firmato da Laura Galvagni, la ricostruzione dei primi riscontri, legati a quanto emerge da audizioni e verbali delle riunioni di board.

Nell’aprile di quest’anno, scrive il Sole,  si discuteva del passato ruolo di membro del cda della Banca Popolare di Vicenza, di cui Cattolica era socia, del presidente Paolo Bedoni. Lo scopo era evitare che un’eventuale azione di responsabilità civile nell’ambito del processo sul crac della banca andasse a colpirlo e, di conseguenza, far sì che la compagnia assicurativa si prendesse carico dei costi dei contenziosi.

Un secondo possibile motivo di attrito avvenne nel momento di discutere il rinnovo del consiglio di amministrazione, quando spuntò il nome di Marco Cardinaletti, ex dg di Cattolica, uscito prima dell’arrivo di Minali. Una terza questione  il ruolo davrebbe riguardato la nomine di Mario Rindone a responsabile di segreteria e adempimenti societari agli affari legali e societari. Rindone è figlio di Cesare Rindone, giudice che ha patteggiato nell’inchiesta per corruzione per la riduzione di una sanzione fiscale a carico di Cattolica, in cui sono finiti a processo l’ex dg Giuseppe Milone e l’ex segretario di Bedoni, Alberto Zatachetto (quest’ultimo condannato).

Quarto punto: H-Farm, l’incubatrice trevigiana di start up di cui Cattolica detiene una quota e su cui il presidente e l’ex ad avrebbero avuto due visioni opposte,con il primo che puntava a investire e il secondo a rivedere la partecipazione. (t.d.b.)

(Ph. Imagoeconomica)